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FINANZA/ Trucchi e profitti, arriva il "giallo" che fa tremare i mercati

Pubblicazione:giovedì 2 maggio 2013

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Con 29 voti a favore e 27 contrari, martedì il Parlamento cipriota ha approvato il pacchetto di salvataggio imposto dalla troika per lo sblocco dei 10 miliardi di aiuti. Insomma, i ciprioti hanno preferito tenersi l’euro e coccolare la loro sindrome di Stoccolma europeista piuttosto che pensare seriamente a una rinegoziazione che passasse attraverso l’abbandono dell’eurozona. Vedremo in futuro se avranno fatto bene. In compenso, c’è un giallo che potrebbe spiegare molti particolari del quasi fallimento della piccola isola, oltre alla necessità di Francia e Germania di prendere tempo prima di affrontare la questione, affinché le loro banche potessero svincolare i soldi depositati a Cipro al 5% di interesse.

Torniamo un po’ indietro nel tempo. Nell’ottobre 2012, la troika cominciò a traballare sulla questione greca - strettamente connessa a quella cipriota - e aprì a una dilazione dei tempi per Atene. Era il 14 ottobre quando gli ispettori di Bce, Ue e Fmi decretarono che la Grecia aveva bisogno di altri due anni per attuare le riforme e centrare gli obiettivi di risanamento. Dopo settimane trascorse ad Atene tra conti, colloqui e confronti con il governo ellenico, chiesero ai ministri delle Finanze di Eurolandia di concedere un biennio di tempo in più al Paese. E cosa fecero l’Ecofin e l’Eurogruppo? Dopo tre riunioni in altrettante settimane, il 26 novembre - dopo tredici ore di trattativa - diedero via libera alle richieste della troika: sblocco degli aiuti per un totale di 43,7 miliardi, obiettivo debito/Pil al 124% entro il 2020, per poi scendere drasticamente al 110% nel 2022. A detta di tutti, la Grecia era salva.

Direte voi, cosa c’entra questo flashback greco con Cipro e il voto del Parlamento sul pacchetto di salvataggio? Come ho già scritto in un articolo precedente, il default del sistema bancario cipriota è stato dovuto essenzialmente proprio alle detenzioni di debito greco, le quali svalutandosi hanno creato circa 11 miliardi di perdite per i principali istituti dell’isola. Ma c’è dell’altro. Come confermato dalla Reuters, il 18 ottobre dello scorso anno, quattro giorni dopo l’apertura della troika a una dilazione dei tempi per Atene, una speciale chiavetta usb contenente un software in grado di eliminare definitivamente dati fu inserita in un computer della Bank of Cyprus, l’istituto poi ricapitalizzato e nazionalizzato a seguito della crisi. In pochi minuti, furono distrutti 28mila files, gli stessi che gli inquirenti che stanno investigando sul collasso del settore bancario cipriota volevano analizzare e che invece sono andati persi per sempre.


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