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BORSA/ Italia-Germania, una sfida "falsata" dall’euro

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Tutto un altro mondo è il Vecchio Continente, che ha sposato l’austerity come matrimonio non d’amore e che, in aggregato, mostra numeri preoccupanti, poco incoraggianti, non beneauguranti e soprattutto che evidenziano il fallimento di questa politica. Il Pil della zona euro è tornato a comprimersi dallo scorso anno e la disoccupazione è a un impressionante 12%. Certo, anche in Europa la banca centrale ha aperto i rubinetti della liquidità, ma lo ha fatto in modo evidentemente sbagliato e non assecondato da politiche economiche e fiscali degli stati.

Il risultato è stato che quella liquidità è rimasta alle banche private, che hanno guadagnato grazie all’investimento di questi fondi in titoli di Stato (ma senza risanare solidamente i bilanci) e non è arrivata all’economia reale, i consumi sono depressi e tutto si contrae. Ovviamente la contrazione del Pil porta anche a una riduzione delle entrate fiscali e il deficit ne è una parte sempre più grande. Mentre dire Usa ha un senso politico, dire Eurolandia è fumettistico. I 17 stati che hanno adottato l’Euro sono come 17 coinquilini che non hanno una propria casa o perché non possono permetterselo o perché vogliono approfittare delle scorte sui ripiani degli altri nella dispensa.

Dobbiamo quindi rompere questo aggregato e andare a vedere i singoli paesi, trovando una Germania che ha mancato di far crescere il Pil solo in questo trimestre, dopo 3 anni di successi piccoli o grandi, di fronte a un’Italia che ha perso più del 12% del suo prodotto negli ultimi 18 mesi. Troviamo una Germania che gode di una disoccupazione del 6,9% e un’Italia che piange un 11,2%. Troviamo la prima con un avanzo di bilancio ottenuto senza troppe lacrime o sangue, una seconda che sostiene un disavanzo del 3% sulle spalle di una popolazione in ginocchio. Troviamo un grafico del Dax che segue quello dell’SP500 con la stessa didascalia “Massimo Storico” e un FtseMib che vale solo una piccola parte di quanto valeva prima della crisi.


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