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BORSA/ Italia-Germania, una sfida "falsata" dall’euro

La Germania (come gli Usa) è riuscita a vedere il proprio indice azionario tornare ai livelli pre-crisi. Perché questo non è avvenuto in Italia? L'analisi di GIUSEPPE MERITEMPO

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Il mondo è lo stesso di un po’ di mesi fa. Siamo passati dalla crisi greca e da quella cipriota che hanno regalato grandi emozioni ai grafici e messo in mostra i nervi tesi del mercato, ma il mondo è lo stesso e l’economia anche. Certamente bisogna capire di che mondo stiamo parlando, perché il Nuovo Continente e il Vecchio Continente non sono mai stati così lontani. Negli Stati Uniti hanno sconfitto la crisi, è ufficiale, fragile ma ufficiale. L’hanno sconfitta perché le banche Usa sono state apparentemente risanate (concediamoci il dubbio che un nuovo trader di un’enorme banca d’affari possa aver sforato nuovamente i limiti imposti procurando un nuovo buco miliardario). L’hanno sconfitta perché questo è il quarto anno che il Pil a stelle e strisce cresce. L’hanno sconfitta grazie all’inflazione: hanno invaso l’economia di denaro nuovo, bello, a volte solo elettronico, altre stampato sulla carta prodotta nel Massachusetts dalla cartiera Crane & Co.

Il denaro elettronico è stato donato (leggi prestato per sempre a tassi inesistenti) dalla Federal Reserve alle banche private, che l’hanno poi usato per acquistare titoli di Stato e innumerevoli altri investimenti finanziari che hanno portato ossigeno ai loro bilanci, risanandoli. Il denaro in carta del Massachusetts è stato immesso nell’economia reale comprando titoli di Stato direttamente, riducendo i tassi di interesse e invogliando i “taxpayers” a non tenere risparmi che renderebbero pochissimo, ma a spendere e a far girare l’economia.

Insieme a sgravi fiscali e incentivi di ogni genere, questo ha avuto buoni risultati anche sulla disoccupazione, tagliata dal 10% all’attuale 7,5%. La spesa pubblica ha quindi svolto un ruolo fondamentale, al costo di un deficit arrivato al 10% del Pil, ma nessuno ha protestato e la percentuale sta recuperando ormai costantemente veleggiando verso un 5%. Tutto ciò è probabilmente fatto di cristallo, perché forse crollerebbe se tutto questo denaro in eccesso fosse riportato nei forzieri della Federal Reserve, ma non c’è motivo per cui al momento debbano farlo. Anche perché in memoria del 1937, quando il Paese crollò in una nuova crisi economica a seguito della riduzione della massa monetaria pompata per uscire dalla crisi dei primi anni ’30, credo che gli americani non ci penseranno neanche e si godranno sereni la loro ripresa.