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FINANZA/ Così il Giappone prepara una nuova crisi

Insomma, a oggi le banche giapponesi appaiono più vulnerabili a shock sui bond di quanto non fossero nel 2003, quando le perdite teoriche in caso di variazione di 100 punti base erano di 2 triliardi per le banche maggiori, 3 triliardi per quelle regionali e 1 triliardo di yen per le Shinkin. Dall’altro lato della questione, poi, c’è il fatto che la Bank of Japan sta comprando il 70% del nuovo debito emesso e potrebbe aumentare, quindi il governo non può permettersi un aumento eccessivo degli spread, visto che questo si tramuterebbe in aumento degli interessi sul debito stesso: già oggi il servizio del debito assorbe il 25% delle entrate dello Stato. Uno shock troppo forte, si tramuterebbe in un disastro.

Sarà per questo che domenica il ministro dell’economia giapponese, Akira Amari, ha annunciato che «l’eccessiva forza dello yen è stata largamente corretta, un ulteriore indebolimento sarebbe una minaccia e avrebbe un impatto negativo della vita della gente». Cominciano i giapponesi stessi ad avere paura? Quindi per andare in porto, l’operazione Abenomics ha bisogno di un cross yen/dollaro attorno a 103: resterà così davvero o le cose potrebbero andare come nel 2003? Capisco che sia affascinante il fatto che, avendo guadagnato l’80% dai minimi di ottobre, il prezzo nominale del Nikkei 225 abbia superato quello del Dow Jones per la prima volta dal 6 maggio 2010, ma mi fa più impressione, in negativo, il fatto che il Giappone stia per riattivare tutte le centrali nucleari chiuse dopo l’incidente di Fukushima, come confermato da Japan News che riportava annunci ufficiali della famigerata Tepco. Insomma, per limitare i costi energetici, avanti con impianti che almeno in un caso hanno reattori identici al numero 1 di Fukushima.

Il Giappone si sta comportando come chi lancia un’atomica in un lago per far venire a galla i pesci: per un po’ si mangia, ma finito il pesce presente al momento della detonazione non si mangia più perché l’ambiente è devastato. Bene, Tokyo sta facendo correre questo rischio a mercati già marci e sopravvalutati, a fronte di dati macro mondiali da mani nei capelli. Ricordate il bond decennale del Ruanda, quello emesso a inizio mese e che pagava solo il 7% di rendimento, come la Spagna la scorsa estate? Bene, guardate il movimento dello yield nelle ultime settimane: è in svendita, nemmeno i soldi di Abe convincono fino in fondo i mercati che tutto è buono se offre un rendimento. Chissà che i cantori di Abe e della Bank of Japan soggiogata alle politiche espansive non provino a dare un’occhiata critica alle conseguenze, invece che trincerarsi dietro quel dato di crescita del 3,5% e gridare al miracolo.

 

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