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FINANZA/ Meglio la lira che le banche di Giavazzi e Alesina

Pubblicazione:martedì 21 maggio 2013 - Ultimo aggiornamento:martedì 21 maggio 2013, 10.35

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Evidentemente gli esempi della storia, anche recentissima, non bastano, se le proposte riguardo le banche sono di questo tipo: “La premessa è risanarle, togliendo dai loro bilanci i prestiti insolventi (che in un anno sono saliti da 50 a 60 miliardi di euro)”. E come si fanno a togliere i prestiti insolventi? Anzitutto, un prestito si scopre insolvente solo dopo, quando il debitore non riesce più a pagare, cioè si scopre troppo tardi. E poi per “togliere” bisogna pure dire dove “mettere”: a chi affibbiamo questi prestiti insolventi? E perché qualcuno dovrebbe essere così pollo o disinteressato da prendersi questi prestiti insolventi? Nessuna proposta, nessuna idea dai nostri professoroni.

Se queste sono le proposte, allora meglio procedere piano, andando sul concreto e sul praticabile. come sta facendo Saccomanni. In attesa di cambiare totalmente regole dell’economia e della finanza, tornando a una moneta di Stato. Essa non è una bacchetta magica per risolvere tutti i mali. Ma una assunzione di responsabilità, una prima assunzione di responsabilità di fronte alla sofferenza del popolo e al comportamento della finanza che si avvicina sempre di più alla tirannia.

Come indicato anche dalle recenti parole del Santo Padre: “Mentre il reddito di una minoranza cresce in maniera esponenziale, quello della maggioranza si indebolisce. Questo squilibrio deriva da ideologie che promuovono l’autonomia assoluta dei mercati e la speculazione finanziaria, negando così il diritto di controllo agli Stati pur incaricati di provvedere al bene comune”.

Vengono qui in mente le parole di Draghi, pronunciate nel luglio del 2012: “L’Euro è irreversibile”. Uno nuovo dogma? Di quale religione? Questo è quello che si sta svolgendo sotto i nostri occhi: una guerra di religione.



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