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IL CASO/ Un "missile" brasiliano azzoppa la nostra economia

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Come è noto questi sono i principi che, in un modo o nell’altro, con leggere sfumature, seguono tutti i cosiddetti Brics, nonostante gli sforzi militari e finanziari che soprattutto gli Usa mettono in moto per far loro mutare politica commerciale. Il fatto che un brasiliano, tanto più diplomatico di carriera e quindi portatore di un orientamento imperiale di gran classe, sia ora a capo della Wto non potrà non avere importanti conseguenze.

In primo luogo, è molto probabile che la tendenza emersa negli ultimi dieci anni nel mondo globalizzato di perseguire accordi commerciali bilaterali anziché multilaterali prosegua, con inevitabili conseguenze sul commercio mondiale, che avrà più ostacoli e quindi più occasioni per essere frenato. La seconda conseguenza sarà che, così come accade da qualche tempo in Europa in merito all’austerità (che si rivela un orpello ideologico senza basi teoriche che favorisce solo la Germania e le grandi banche), anche la teoria della globalizzazione pienamente dispiegata, che pur ha avuto importanti esiti positivi, inserendo miliardi di persone nel mercato capitalistico, lasci il posto a una globalizzazione temperata sul fronte del libero scambio con conseguenti cadute del commercio mondiale. Ciò, del resto, si sta già verificando per via della recessione mondiale deflattiva.

Le conseguenze sull’economia europea saranno profonde. L’ideologia totalitaria, secondo cui crescono solo i paesi che esportano, si troverà dinanzi alle prime difficoltà, così come del resto rendono manifesti i dati sulla futura situazione economica tedesca, che sono veramente inquietanti. Non solo manca la domanda aggregata, ossia i mercati interni, ma diminuirà la domanda internazionale a frattali, con la riduzione degli spazi esportativi, e la crescente fatica di trovare sempre nuove nicchie per l’esportazione. Insomma, il punto archimedico su cui poggia l’economia globale comincia a spostarsi dalle spalle del gigante liberista alle spalle del gigante neo-protezionista.

Naturalmente di neo-protezionismo integrale non vi è bisogno. Non usciremmo più dalla recessione. Ma chiunque conosca la storia del mondo, soprattutto quella dell’America Latina, sa che la prima risposta alla crisi è sempre stato il “crecimiento hacia adentro” e non il “crecimiento hacia afuera”. È una vecchia storia, che ora torna alla ribalta con aspetti profondamente nuovi: quelli di nazioni che ora sono medie o grandi potenze regionali e con le quali gli Usa dovranno fare i conti. L’Europa naturalmente continuerà a stare a guardare.

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