BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

IMU E IVA/ Arrigo: c’è un "tesoretto" da 8 miliardi per tagliare le tasse

Enrico Letta e Fabrizio Saccomanni (Infophoto) Enrico Letta e Fabrizio Saccomanni (Infophoto)

E’ una domanda molto complessa, ma bisogna innanzitutto chiarire che i vari alleggerimenti di imposte previsti per i prossimi mesi farebbero venir meno un gettito che in realtà è totalmente teorico. Non è assolutamente detto, infatti, che mantenendo le tasse come sono adesso, lo Stato possa incamerare più soldi. L’anno scorso, per esempio, quando sono state aumentate tutta una serie di imposte, abbiamo visto che non è arrivato quel gettito che ci si aspettava. Fatta ovviamente eccezione per l’Imu che, andando a toccare direttamente la prima casa, fa inevitabilmente entrare più soldi.

 

Si riferisce anche all’Iva, che a luglio aumenterà dal 21% al 22%?

L’esempio dell’Iva è lampante: che senso ha aumentare di un altro punto l’aliquota quando il precedente aumento aveva già contribuito a un evidente crollo dei consumi? Le cifre che sono state indicate nel bilancio come frutto dell’aumento dell’Iva dal 21% al 22% sono assolutamente irrealistiche, ancora più fasulle di quelle che erano state precedentemente indicate con l’aumento dal 20% al 21%, che infatti non si sono affatto verificate.

 

Dove trovare allora le risorse necessarie?

Un piccolo margine ci sarebbe. Di fatto abbiamo indicato per l’anno corrente un disavanzo del 2,9% di cui lo 0,5% per il famoso pagamento dei debiti pregressi della Pubblica amministrazione nei confronti delle imprese. In sostanza, mezzo punto percentuale di Pil lo useremmo per pagare qualcosa che è già stato acquistato in passato. La mia proposta è quindi quella di fare una rettifica nel bilancio pubblico e di ricollocare questa spesa negli anni in cui è stata fatta. Questo farebbe aumentare il disavanzo degli anni scorsi, ma farebbe anche abbassare quello ipotetico del 2013.

 

Con quali conseguenze?

Potremmo utilizzare per nuove finalità quel mezzo punto che oggi stiamo invece impiegando per pagare vecchi debiti. Ricordo inoltre che mezzo punto equivale a 8 miliardi di euro, quindi una cifra comunque rilevante che potrebbe essere utilizzata per coprire gli alleggerimenti fiscali, le cui entrate, come dicevamo, sono di fatto irrilevanti.

 

Quale crede sarà però la prossima mossa del governo? Dobbiamo aspettarci iniziative di questo tipo o tutto resterà uguale?

 Questa è un’altra domanda cruciale, perché se il governo si rivelerà timido e incapace di cambiare le carte in tavola non sarà in grado di effettuare alcun cambiamento. Come ho recentemente scritto sul blog "Chicago-blog.it", un rigore fiscale solo apparente, imposto per rendere più sostenibili gli alti debiti pubblici di alcuni paesi, finisce in realtà con l’accelerare la crescita del rapporto debito/Pil e dunque li rende meno sostenibili. Si dovrebbe allora più correttamente parlare di ottusità fiscale, anziché di rigore fiscale. Per risultare decisivo, è necessario che il governo convinca l’Unione europea che le politiche attuate finora, legate soprattutto all’aumento della pressione fiscale, si sono dimostrate del tutto inefficaci perché non hanno garantito alcun gettito aggiuntivo. In caso contrario la situazione non potrà che peggiorare.

 

(Claudio Perlini)


© Riproduzione Riservata.