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Economia e Finanza

TAV/ I numeri che fanno "sfrecciare" la Torino-Lione

Come sappiamo, dalla fine del 2005 (in parallelo con l’apertura dei cantieri da ambedue i versanti alpini) vengono attivate proteste, che hanno assunto anche caratteristiche violente, contro la Tav, e in particolare contro il tunnel a due tubi in Val di Susa. La situazione ha del paradossale. Per decenni, lo schieramento culturale, ancora prima che politico, vicino alla sinistra ha sostenuto la superiorità (specialmente per le merci) del trasporto ferroviario rispetto a quello su gomma in termini di minori costi (e soprattutto minori sinistri). In Italia, il secondo è diffuso molto più del primo a ragione delle inefficienze delle nostre ferrovie, che la Tav (non solo in Val di Susa) intende curare. Analogamente, per decenni gli ambientalisti hanno sottolineato come il trasporto ferroviario sia preferibile a quello su gomma. Adesso, almeno sulla base delle dichiarazioni ufficiali, le posizioni paiono rovesciate.

Quali che siano le convenienze di breve e medio-lungo periodo dei partiti e degli schieramenti politici occorre chiedersi quali sono gli interessi economici delle imprese, in particolare delle piccole e delle medie imprese (pmi), da cui in materia giunge un silenzio assordante. Ciò nonostante, sono probabilmente quelle maggiormente interessate ai benefici del progetto, anche se necessariamente le Pmi della Val di Susa finirebbero con subire costi indiretti per la durata del cantiere (che potrebbe essere molto lunga - anche 15 anni), poiché la realizzazione delle opere non potrebbe non creare (unitamente a un forte aumento dell’occupazione e dei consumi) un notevole scombussolio rispetto alla situazione e alle prassi di lavoro attuali (a ragione tra l’altro dell’afflusso, nella valle, di un vasto numero di lavoratori dal resto d’Italia, dell’Ue e del mondo). Ciò potrebbe essere compensato con una vasta gamma di incentivi.

I numeri sono da far venire i brividi. Il traffico merci trasportato su ferrovia registra da oltre un decennio una notevole riduzione: il dato più recente (3,9 milioni di tonnellate nel 2010) è pari a meno del 40% rispetto al massimo storico (10,1 milioni di tonnellate nel 1997). Il traffico merci trasportato su strada è sostanzialmente stabile dalla prima metà degli anni Novanta; l’andamento nel 1999-2004 rappresenta un’anomalia dovuta all’incidente (e relativo incendio) nel tunnel del Monte Bianco.

 

 

Queste cifre suggeriscono che si è giunti alla saturazione. Ma c’è di più: parte del traffico su gomma tra Italia e Francia ormai transita per Ventimiglia (con il risultato che la Riviera sta per diventare una delle aree più inquinate della costa mediterranea). I francesi vorrebbero ricorrere al contingentamento, ma le regole europee lo rendono difficile. Lo hanno fatto gli svizzeri, nelle gallerie nuove di zecca (ovvero rammodernate di recente) del Gottardo e del Lotschberg: la Confederazione elvetica non fa parte dell’Unione europea e non deve seguirne le regole. In breve, se non ci si da una mossa si finirà ingolfati e inquinati come già nel 2003 avevo dimostrato in un capitolo (dedicato alla Tav in Val di Susa) del libro, con P.L. Scandizzo “Valutare l’incertezza-l’analisi costi benefici nel XIX secolo” e pochi mesi fa ha ribadito, conti alla mano, Massimo Centra in un saggio pubblicato nel n. 32 della “Rassegna Italiana di Valutazione”.


COMMENTI
10/09/2014 - senato pro TAV TO-LY: democrazia finta (pier luigi tossani)

...il "sussidiario" sembra dar ragione ai bancarottieri della TAV Torino-Lione: http://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2014/04/10/senato-si-tav-la-prova-del-fallimento-del-bicameralismo-perfetto-manca-la-riforma-perfetta/ ...credo dovrebbe fare più attenzione...