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FINANZA/ Bagnai: per salvarci "cacciamo" la Germania dall’euro

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Bisogna allineare il peso della valuta italiana a quello della nostra economia reale, o  a quello dei partner europei. Un procedimento che, in Italia, ancora non viene preso in considerazione, ma all’estero sì. È necessario aggiustare il mercato dei cambi. In tal senso, l’unica proposta ragionevole mi pare quella contenuta nel “Manifesto per solidarietà europea” che sarà presentato il 20 giugno a Parigi e al quale hanno aderito personaggi come l’ex presidente della Confindustria tedesca o alcuni illustri professori che hanno operato come consulenti per l’Unione Sovietica quando si è trattato di smantellare l’area del rublo.

 

Cosa propone il manifesto?

Di procedere con uno smantellamento concordato dell’Eurozona che si basi sul principio secondo cui un gruppo omogeneo di paesi del Nord (soprattutto la Germania) abbandoni la divisa unica, lasciandola a quelli del Sud. Successivamente, si procederà con una serie di aggiustamenti volti a valutare o svalutare le diverse monete. È il modo più immediato e rapido per dividere i costi dell’aggiustamento in maniera più equilibrata.

 

Perché la Germania dovrebbe accettare un’operazione del genere?

L’euro attribuisce alla Germania un vantaggio competitivo in termini di prezzi. Tuttavia, i paesi del Sud, che rappresentano pur sempre il suo principale mercato, sono totalmente in crisi. Se disponessero di una moneta leggermente svalutata (o se venisse rivalutata quella tedesca), le loro economie riprenderebbero a respirare. A quel punto la Germania, a fronte di una perdita di vantaggio iniziale, ci guadagnerebbe in termini di esportazioni che, altrimenti, a lungo andare, crollerebbero. D’altro canto, il vantaggio iniziale era legato alle circostanze in cui venne introdotto l’euro, quando le economie dei paesi meridionali erano ancora sane. Dopo che queste hanno finanziato l’acquisto dei prodotti tedeschi per un decennio, cambiare le regole può far comodo anche alla Germania.

 

(Paolo Nessi)



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