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FINANZA/ Euro e Francia, i freni per la ripresa "a mandorla" dell’Italia

Pubblicazione:lunedì 27 maggio 2013

Shinzo Abe (Infophoto) Shinzo Abe (Infophoto)

“L’orgoglio di essere giapponesi” - ci insegna la “neuroeconomia” - ha reso efficaci le misure tecniche concepite da Haruhiko Kuroda: a) un forte aumento della liquidità (raddoppiata in 12 mesi) con un deprezzamento significativo dello yen rispetto al dollaro Usa, ma senza effetti di rilievo sui prezzi; b) una dilatazione della spesa pubblica per investimenti al fine di utilizzare capacità produttiva non pienamente impiegata; c) un vasto programma di liberalizzazioni derivante dall’adesione alla Trans Pacific Partnership (Tpp), ossia un vasto mercato comune del Pacifico. Dei tre punti, il terzo è il più difficile a ragione della resistenza di lobby grandi e piccole, e soprattutto della burocrazia. “L’orgoglio di essere giapponesi” è la leva su cui Abe e Kuroda puntano per sconfiggere le resistenze.

Cosa può mutuare l’eurozona da queste strategie? Non credo che l’Europa sia pronta ad adottare politiche della moneta e del bilancio espansioniste, specialmente perché mentre oltre il 90% del debito nazionale giapponese è in mani nipponiche (e nonostante il livello elevatissimo non ci sono timori di solvibilità - i tassi d’interesse a lungo termine sono ancora inferiori all’1% l’anno), il debito degli europei è in mano di “foresti” diffidenti - come mostra il “tormentone spread”. L’eurozona potrebbe, però, mutuare il programma di liberalizzazioni imposto da una vasta zona di libero scambio, ma il negoziato per crearne una transatlantica è bloccato dalle resistenze francesi in materia di agricoltura e di “eccezione culturale” (vincoli alla liberalizzazione dell’audiovisivo).

Soprattutto l’Eurobarometro mensile e - quel che più conta - i risultati elettorali mostrano che oltre il 60% degli elettori dell’eurozona è fatto da “euroscettici” che imputano a un’unione monetaria, considerata mal concepita e frettolosa, parte significativa dei loro guai. Si dovrebbe tornare a “l’orgoglio di essere europei”. Ma dove sono gli Spinelli, i Colorni, i Rossi (gli autori del Manifesto di Ventotene)? Oppure gli Schumann, gli Adenauer, i De Gasperi? O anche solamente i Delors?

Forse li si trova in qualche soffitta. Ove non siano stati rottamati. Non ispirano, comunque, le giovani generazioni.



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