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FINANZA/ 1. Sapelli: Letta-Alfano, "scacco matto" alla Germania in tre mosse

Pubblicazione:martedì 28 maggio 2013

Angelino Alfano ed Enrico Letta (InfoPhoto) Angelino Alfano ed Enrico Letta (InfoPhoto)

Ciò nonostante il governo Letta-Alfano sta dando una gran buona prova di sé. Fa tutto il possibile. Ha vinto la partita di fuoriuscita dalla procedura d’infrazione europea e dispone di un po’ di quattrini e di altri ne disporrà se la già da me ricordata golden rule richiesta da Letta avrà i suoi effetti togliendo dal deficit di Maastricht tanto le spese per le infrastrutture quanto quelle per la coesione sociale.

Forte di questo atteggiamento, più che dei risultati, il governo deve continuare a sfidare l’austerità europea. A porsi come la punta di lancia di tutti coloro che vogliono spezzar il ghiaccio della tundra. Come fare? Da un lato rassicurare l’oligopolio finanziario e pseudo-tecnocratico-europeo-teutonico che si vogliono ridurre gli sprechi pubblici, cartolarizzando finalmente il patrimonio immobiliare pubblico dello Stato e degli enti locali, rapidamente, con decisione. Lanciare un prestito forzoso, attraverso l’offerta di titoli di Stato, obbligando i percettori di reddito superiori ai 200.000 euro ad acquistarne per lo 0,5% del loro patrimonio, così da travestire da prestito per la patria una pseudo-patrimoniale occulta che non spaventerebbe nessuno. Così potremmo ridurre le tasse sull’impresa e sul lavoro.

In questo contesto, giocando sugli avanzi di cassa e con tutti gli artifici finanziari che si possono fare con la finanza pubblica, finanziare un piano del lavoro che si fondi sul principio che non è liberalizzando il mercato del lavoro che si crea occupazione, ma investendo in settori essenziali per la crescita, quali le infrastrutture, le nuove tecnologie 3D e i cluster meccatronici che sono essenziali per la vita delle nostre piccole e medie imprese più evolute.

Penso a una nuova Iri? No. Non voglio creare ospedali di salvataggio per imprese decotte. È l’investimento che crea profitto e lavoro, non viceversa. E quindi lo Stato deve tornare a diventare imprenditore secondo lo storico modello dell’Eni, ma con la forma giuridica del trust anglosassone e non dell’ente di gestione. E quindi nessun consiglio di amministrazione, ma tutti gli amministratori unici che servono. Solo così si potrà recitare su un palco meno spettrale.



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