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SPILLO/ La "moneta" del Papa che spazza via la dittatura del denaro

Pubblicazione:martedì 28 maggio 2013

Papa Francesco (Infophoto) Papa Francesco (Infophoto)

“Siamo in una situazione disperata”. Questo è, in sostanza, il giudizio espresso dal presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi. E ha ben ragione di affermarlo, soprattutto perché esprime questo giudizio in considerazione dei dati sulla disoccupazione, in particolare quella giovanile. Infatti, in un Paese in crescita, pur nelle difficoltà, la disoccupazione giovanile non dovrebbe mai essere superiore al tasso di disoccupazione generale. I giovani dovrebbero essere ricercati come preziosi, sia perché si facilita la crescita di risorse interne, fresche e vogliose di lavorare anche duramente, sia perché la pressione fiscale e le condizioni sociali in genere dovrebbero favorire l’assunzione dei giovani. Certo, questi ultimi non possono essere lanciati allo sbaraglio, ma questo vuol dire che occorre, numericamente, una guida esperta per loro. Quando succede il contrario, come da decenni accade in Italia, ciò vuol dire che una nazione si sta avvicinando al proprio dissolvimento, vuol dire che una civiltà si avvicina al proprio stadio terminale. Ed è proprio quello che sta accadendo.

Così Squinzi ha fotografato la nostra situazione: “Abbiamo tre milioni di disoccupati, ma quello che è più grave è che il 40% dei giovani è senza lavoro e molti hanno smesso di cercarlo. Siamo in una situazione disperata, rischiamo di perdere una o due generazioni di giovani”. Una o due generazioni di giovani? Circa dieci milioni di italiani? Ma la cosa grave non è la situazione attuale, è quello che la politica (o la società in generale) sta facendo per rimediare a questa situazione: nulla, assolutamente nulla di sostanziale.

Pure il Presidente del Consiglio Letta ha affermato che la disoccupazione giovanile è il suo cruccio maggiore, da quando è andato al governo del Paese. Ma di fatto, la concretezza della sua azione politica ha riguardato in maggioranza alcuni aggiustamenti finanziari, modeste azioni di contorno rispetto alla vastità e alla gravità del problema. Nessuna sterzata radicale, niente di niente. Nei fatti, il giudizio di Squinzi è di minoranza nella testa dei politici. Non c’è nessun politico di rilievo che abbia espresso simili giudizi, nonostante siano ovvi per chi osservi la realtà. Nessun leader politico all’orizzonte, in questo senso. Nessuna voce autorevole.

Tranne quella del Santo Padre, opportunamente silenziata (o marginalizzata) dai media. Eppure le sue parole sono state chiarissime e durissime: “Alcune patologie aumentano, con le loro conseguenze psicologiche; la paura e la disperazione prendono i cuori di numerose persone, anche nei paesi cosiddetti ricchi; la gioia di vivere va diminuendo; l’indecenza e la violenza sono in aumento; la povertà diventa più evidente. Si deve lottare per vivere, e spesso per vivere in modo non dignitoso”.

E da cosa dipende questo malessere sociale? “Una delle cause di questa situazione, a mio parere, sta nel rapporto che abbiamo con il denaro, nell’accettare il suo dominio su di noi e sulle nostre società. Così la crisi finanziaria che stiamo attraversando ci fa dimenticare la sua prima origine, situata in una profonda crisi antropologica. Nella negazione del primato dell’uomo!”.

Questo è quello che, concretissimamente, accade a livello europeo, nelle stanze del potere europeo, e di riflesso anche nella politica italiana. C’è una sudditanza culturale, nella politica italiana, che dipende radicalmente da una mancanza di coscienza di ciò che si è, del fatto di essere italiani, di essere portatori di un valore. E la mancanza di coscienza è un fattore di tipo religioso.


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