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LETTA TOUR/ Il piano del Governo per "spiazzare" la Germania

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Enrico Letta e Angela Merkel (Infophoto)  Enrico Letta e Angela Merkel (Infophoto)

Intanto, il pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione può invertire le aspettative e mettere in moto la domanda, colmando così quel gap di crescita denunciato dall’Ocse e riportando un piccolo segno più nell’andamento del Pil, come spera Saccomanni. C’è poi l’inizio dell’operazione patrimonio pubblico, insieme a una revisione/rafforzamento della spending review e alla “manutenzione” del bilancio in vista della prossima finanziaria. All’interno di questo bouquet si troveranno le risorse per gli esodati e per la Cassa integrazione in deroga, senza fughe in avanti.

Una cosa alla volta, insomma. Il rischio è che il fermo gradualismo del ministro dell’Economia sfugga di mano o venga spiazzato dai fatti. Un rischio molto serio. Se, invece, Saccomanni ha ragione, allora si potrà tornare a Bruxelles e avviare già nel vertice di giugno un negoziato per ottenere una proroga di due anni al pareggio del bilancio.

Su queste pagine abbiamo scritto in tempi non sospetti che questo è l’unico vero margine di manovra per recuperare risorse da destinare alla crescita. Fa piacere che adesso anche il nuovo governo lo riconosca (mentre prima tutti facevano spallucce o pensavano a oscure operazioni euroscettiche) e si muova di conseguenza. Detto questo, sarà difficilissimo. La Germania farà del tutto per rinviare ogni decisione a dopo le elezioni di settembre. Dunque il Consiglio europeo importante sarà quello di fine anno.

Lo stesso scontro politico tedesco si è “italianizzato”, con l’emergere di una forte componente anti-euro. La differenza rispetto all’Italia è che proviene dall’interno dell’establishment e non dall’esterno, ma ciò rende il tutto ancor più pericoloso. Letta lo sapeva già e in ogni caso l’ha capito martedì a Berlino.

Nel frattempo, Mario Draghi sta esaurendo le sue munizioni. Non tanto quelle tecniche, ma quelle politiche. L’opposizione della Bundesbank al programma di acquisto dei titoli pubblici è sempre più rocciosa e si estende anche al meccanismo di stabilità, come dimostra il parere degli uffici giuridici inviato all’Alta corte tedesca che a giugno deve decidere se quello strumento viola la Costituzione. Dunque, è improbabile che si possa ripetere l’operazione dell’estate 2012. Tutti notano, del resto, la differenza di toni: l’uomo che disse “faremo tutto, ma proprio tutto” per difendere l’euro oggi si dichiara “frustrato” dalla scarsa reazione delle banche alla massiccia iniezione di liquidità e mette l’accento sui limiti della politica monetaria. Lo fa anche il suo più stretto alleato, il francese Benoit Coeuré (membro del comitato esecutivo dell’Eurotower): “La Bce non ha la bacchetta magica”, va ripetendo a tutti i venti. Secondo alcune stime, la riduzione dei tassi d’interesse porterebbe un beneficio di 3,6 miliardi in Italia. Ottimo, però non basta nemmeno per compensare l’Imu.



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