BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

LETTA TOUR/ Il piano del Governo per "spiazzare" la Germania

Per rilanciare l’economia, l’Italia deve far qualcosa per la propria domanda interna: difficile se occorre non sforare il tetto del 3% del deficit. L’analisi di STEFANO CINGOLANI

Enrico Letta e Angela Merkel (Infophoto) Enrico Letta e Angela Merkel (Infophoto)

Il rapporto Ocse sull’Italia, il debutto di Fabrizio Saccomanni, il tour inaugurale di Enrico Letta in Europa, la decisione della Bce che taglia il tasso di riferimento allo 0,5%, minimo storico. A cavallo del primo maggio si può dire senza essere smentiti che è venuta alla luce del sole la politica economica del nuovo governo italiano e il quadro in cui si inserirà, quello interno fotografato dal rapporto Ocse sull’Italia e quello esterno delineato dall’Unione europea e dalla Banca centrale. Che cosa ne emerge?

Il primo punto, ai limiti dell’ovvio, è che i margini di manovra sono molto ristretti. Non c’è spazio per significative riduzioni delle imposte, dice l’Ocse, anche se questa resta la via maestra per rilanciare la domanda interna, cioè per colmare in parte il buco nero dell’economia italiana. Nonostante nuove minacciose nubi s’addensino sul mercato mondiale (la Cina rallenta e l’America ancora zoppica) non è da qui che vengono i problemi principali, lo dimostra il buon andamento delle esportazioni; il male oscuro è domestico e si chiama recessione produttiva, ristagno dei consumi, stretta del credito e “sciopero” degli investimenti, un atteggiamento quest’ultimo che non riguarda solo il presente, ma l’intero decennio di ristagno e di non crescita.

L’Ocse dà molta importanza alle riforme strutturali (mercato del lavoro più flessibile, maggiore concorrenza, efficienza dei servizi grande palla al piede del Paese), tuttavia queste possono produrre risultati (anche eccellenti) nell’arco di almeno tre-cinque anni. E intanto? L’urgenza dei problemi sociali, non solo economici, non consente di attendere; anzi, l’attesa in uno stato di sostanziale depressione impedisce il buon esito delle stesse riforme, come ha scritto il Fondo monetario internazionale.

Qui entra in ballo Saccomanni e la sua strategia. Intervenendo ieri alla presentazione del rapporto Ocse ha dato alcune indicazioni chiare: sviluppo, ma con prudenza. Nessuna decisione affrettata nemmeno sui temi più urgenti. Prima di allentare i vincoli di bilancio, bisogna rispettarli. Il primo passo è far uscire l’Italia dalla procedura di infrazione per aver superato il limite del 3% nel deficit del settore pubblico; può avvenire entro giugno e ciò consentirà di liberare 12 miliardi nei comuni più virtuosi i quali potrebbero investirli, compensando in parte l’ammanco per il mancato introito dell’Imu sulla prima casa. I comuni non virtuosi potrebbero chiedere un prestito alla Cassa depositi e prestiti, che verrebbe poi restituito dal Tesoro con una parte degli introiti della lotta all’evasione (circa 12 miliardi nel 2012).