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FINANZA/ 1. E ora la Germania è pronta a "mangiarsi" l’Europa

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Meglio avere un po’ di quattrini in tasca che non averli. Siamo alla fiera dell’ovvio. Però, per aumentare il potenziale produttivo, bisogna riformare i mercati del capitale, del lavoro, dei servizi, banche, borsa, intrecci azionari, professioni, contratti. Le raccomandazioni dell’Ue seguono questo canovaccio. È la grande incompiuta che Mario Monti lascia a Enrico Letta e questi al suo successore. Sotto emergenza si poteva fare. Oggi c’è un governo di larghe intese, ma le intese mancanti sono proprio sulle riforme strutturali per rilanciare il Paese. Ciò spinge Pier Carlo Padoan, capo economista dell’Ocse, a sostenere che non conviene ridurre le tasse troppo in anticipo: si avrebbe il risultato di aumentare il deficit subito senza essere in grado di trasformare il maggior reddito disponibile in produzione e lavoro. Fabrizio Saccomanni gli dà ragione: “Pensiamo agli investimenti non all’Iva”, dice il ministro dell’economia.

Dunque, siamo in un cul de sac? «La Bce ha abbassato in modo appropriato i suoi tassi e si è impegnata a mantenere un atteggiamento accomodante fino a quando sarà necessario, ma si può fare di più con ulteriori misure non convenzionali», scrive Padoan. Tuttavia, occorre che le banche riducano i tassi alla clientela, aprendo i rubinetti alle Piccole e medie imprese. Sono scelte private che non seguono quelle pubbliche perché il canale di trasmissione è intasato. Per sbloccarlo ci vuole un cambiamento nel cuore del sistema, non in periferia, al contrario di quel che si sente dire a Bruxelles.

Una ricetta nuova che spezzi davvero il digiuno, richiede la bistecca alla Bismarck. La Germania fino a settembre è in campagna elettorale, ma una cosa è certa: non cambierà strategia, tanto più se, come dice l’Ocse, sta già superando la sua breve recessione, con prezzi bassi e un mercato del lavoro vicino al pieno impiego. Potremo discutere a lungo perché è successo, ma tra il Reno e l’Elba l’austerità ha funzionato e nessuno vuole lasciare il certo per l’incerto. Non solo, cresce l’euroscetticismo tra l’opinione pubblica. Si risente parlare di Piigs e il settimanale Der Spiegel racconta tutti gli attacchi a Mario Draghi conditi dal sempiterno sospetto che le sue innovazioni di politica monetaria servano soltanto a salvare l’Italia. Il presidente della Bundesbank e quello della Bce sono ai ferri corti. Quanto potrà durare?


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