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FINANZA/ 2. Il giallo del martedì che fa “gonfiare” Wall Street

Pubblicazione:giovedì 30 maggio 2013 - Ultimo aggiornamento:giovedì 30 maggio 2013, 9.46

Due giorni fa il Dow Jones ha chiuso in positivo per il ventesimo martedì di fila, mettendo a segno dal 25 gennaio a oggi un +11% con un aumento medio di 80 punti: levate però le contrattazioni del martedì e l’aumento da gennaio a oggi è solo dello 0,2%, ovvero quasi in parità, fisso come un baccalà nonostante il denaro della Fed. Che succede di martedì? Giuro che non lo so e anche molti analisti che ho contattato brancolano nel buio, ma un dato del genere non può essere frutto del caso: temo che il martedì, in qualche diabolico modo, la Fed operi come quei bar che, scoperto il giorno più scarso della settimana, in quella giornata propongono la piadina a 3 euro invece che 5. In qualsiasi caso, è una bolla. E, forse, una manipolazione - ancorché legale, penso - del mercato. Eccovi parte del miracolo del Wall Street svelato.

Ma andiamo avanti. Il dato del prezzo delle case è stata un’altra dinamo delle prime ore di contrattazione di martedì, quelle che hanno fatto dire a Rampini che «l’America ha voltato l’angolo» Bene, guardate questi tre grafici

 

 

 

 

Il primo ci dimostra come prendendo il prezzo medio di una nuova casa e dividendolo per il potere d’acquisto medio di un americano, espresso in entrate reali a disposizione pro capite, scopriamo che siamo di nuovo in una bolla in stile subprime: quell’andamento non solo ci dice che oggi i prezzi delle case sono a livelli di inaccessibilità mai visti, ma anche che il cheap credit della Fed è il carburante di questo nuovo boom del mercato immobiliare come mai prima nella storia, visto che il dato delle richieste di mutuo dall’inizio dell’anno a oggi è il peggiore dal 2009 e la divergenza tra case vendute e richieste di mutui sta ampliandosi sempre di più a ritmo settimanale, come ci mostra il secondo grafico.

Ora il terzo grafico, che ci visualizza i maggiori aumenti di prezzo in base alle città. Vi ricordate quali furono gli Stati che alimentarono maggiormente la bolla real estate del 2006? Arizona, California e Nevada. E quali città hanno visto i maggiori aumenti dei prezzi? Phoenix, San Francisco e Las Vegas, lo dicono i dati dell’indice Case-Shiller diffusi con tanto entusiasmo martedì. Tutte e tre queste città hanno conosciuto aumenti di oltre il 20% dei prezzi anno su anno, mentre Detroit solo del 18%. E New York, la capitale del mondo? Ultima in classifica. Siamo o non siamo in una bolla un’altra volta?

Ma andiamo avanti, perché altri dati ci dicono che i record di Wall Street non significano ripresa, certamente non per l’economia reale: l’impatto dello stimolo monetario su main street, infatti, è stato nullo sia nel breve che nel medio termine. L’economia Usa non si era contratta fino al secondo trimestre del 2009 e anche se le previsioni dell’Ufficio per il Budget del Congresso dovessero risultare accurate e la crescita del Pil reale dovesse attestarsi quest’anno all’1,4%, l’America non ha vissuto un quadriennio di crescita così negativo da quando esiste il Bureau of Economic Analysis, ovvero dagli anni Trenta.


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COMMENTI
30/05/2013 - Europa finita (Diego Perna)

E' vero ciò che Lei dice, l'Europa è finita, anche se io credo che mai sia cominciata, almeno economicamente. Sa quand'avevo dieci dodici anni , con gli altri ragazzini del quartiere, organizzavamo partite di calcio per la strada, le macchine erano pochissime, eravamo di solito tra 6 e 10 e quindi dovevamo organizzare prima le due squadre; ma importante era l'equilibrio tra queste proprio per far si che le partite non fossero prive di una certa competizione, avevamo ciò che oggi da adulto chiamo buon senso, ci divertivamo di più e a volte si vinceva ,altre si perdeva. Ecco l'Europa fa il contrario, non vuole una competizione equilibrata,c'è chi vuole solo vincere perchè ( si ritiene)più forte. Io da ragazzino in squadre troppo disequilibrate non avrei giocato, oggi da quasi sessantenne uscirei da quest'Europa cieca e priva di buon senso.