BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINANZA/ 2. Il giallo del martedì che fa “gonfiare” Wall Street

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Infophoto  Infophoto

A mettere in fila questi dati, in base a incrementi decennali, ci ha pensato Forbes, non qualche blogger anti-Fed: 1948-1957 crescita media del 3,80%; 1958-1967 del 4,28%; 1968-1977 del 3,18%; 1978-1987 del 3,15%; 1988-1997 del 3,05%; 1998-2007 del 2,99%; 2008-2013 dello 0,73%. Con il 2008 e 2009 in negativo e non conteggiati, la media ponderata del triennio ci porta al +1,95%, un punto secco rispetto al decennio precedente. Solo colpa della crisi finanziaria? Forse no, visto che al netto della sistematicità della crisi il governo Usa ha messo in campo tagli alle tasse, spesa per stimolare l’economia e tassi a zero da quattro anni. E prima? Nel 1948 la tassazione come parte del Pil era al 16,2%, quest’anno sarà del 16,9%. Nel 2011 fu del 15,4%, nel 2010 e 2009 del 15,1% e nel 2008 del 17,6%: tutte percentuali sotto le stime del Cbo, con una media del 17,9%. E la spesa federale? Nel 1948 era pari all’11,6% del Pil, nel 2012 sarà pari al 22,2%, quasi il doppio. Nel 2012 fu del 22,8%, nel 2011 e 2010 del 24,1%, nel 2009 del 25,2% e nel 2008 del 20,8%. Nel 2007, prima della crisi, era del 19,7%, contro una media calcolata del 21%.

Questa non è politica di stimolo, è politica di dipendenza da spesa pubblica sul lungo termine, visto che l’aumento della percentuale di spesa governativa sul totale dell’economia Usa non fa altro che contrarre in proporzione la quota del settore privato, il vero produttore di ricchezza reale. Così facendo, il governo non crea nuova ricchezza, semplicemente sta creando un’aura di animazione fittizia attorno a quella già esistente. Solo per Wall Street, però. Dal 2008 il debito federale detenuto dal pubblico è più che duplicato, passando da 5,8 triliardi di dollari agli attuali 12,2: questo a tassi praticamente a zero, ma quando i tassi torneranno a livelli normali, magari il 3% pre-crisi, questo debito andrà a impattare negativamente sull’economia. La quale è talmente sana e in ripresa che ieri il Financial Times annunciava come il gigante della produzione di carne cinese Shuanghui Group stesse per chiudere un accordo per l’acquisizione di Smithfield Group, leader del settore del bacon negli Usa attivo dal 1936 e con una capitalizzazione di 3,6 miliardi di dollari, per una cifra tra i 4,5 e i 5 miliardi di dollari. L’offerta cinese sconta un premio di quasi il 30% sul valore di chiusura del titolo martedì, a 25,97 dollari per azione. La terra del baconburger vende il suo bacon più famoso ai cinesi, dopo che la Fed dal 2008 a oggi ha ampliato il suo stato patrimoniale da 0,897 triliardi di dollari agli attuali 3,3 triliardi: l’America avrà anche svoltato l’angolo. Ma sicuramente ha sbagliato strada.

 

P.S.: E l’Europa? Ieri l’Unione europea ha esteso i termini per il rientro dall’eccesso di deficit per il Portogallo al 2015, per l’Olanda al 2014 e per la Spagna addirittura al 2016, oltre a sancire lo stop alla procedura di infrazione contro l’Italia per deficit eccessivo. È finita l’austerity? No, è finita l’Europa. Ma ne parleremo più diffusamente domani.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
30/05/2013 - Europa finita (Diego Perna)

E' vero ciò che Lei dice, l'Europa è finita, anche se io credo che mai sia cominciata, almeno economicamente. Sa quand'avevo dieci dodici anni , con gli altri ragazzini del quartiere, organizzavamo partite di calcio per la strada, le macchine erano pochissime, eravamo di solito tra 6 e 10 e quindi dovevamo organizzare prima le due squadre; ma importante era l'equilibrio tra queste proprio per far si che le partite non fossero prive di una certa competizione, avevamo ciò che oggi da adulto chiamo buon senso, ci divertivamo di più e a volte si vinceva ,altre si perdeva. Ecco l'Europa fa il contrario, non vuole una competizione equilibrata,c'è chi vuole solo vincere perchè ( si ritiene)più forte. Io da ragazzino in squadre troppo disequilibrate non avrei giocato, oggi da quasi sessantenne uscirei da quest'Europa cieca e priva di buon senso.