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FINANZA/ 2. Il giallo del martedì che fa “gonfiare” Wall Street

Pubblicazione:giovedì 30 maggio 2013 - Ultimo aggiornamento:giovedì 30 maggio 2013, 9.46

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Martedì pomeriggio, mentre stavo lavorando, ascoltavo il punto economico del pomeriggio su RaiNews 24, di cui era ospite Federico Rampini, corrispondente da New York de La Repubblica e grande conoscitore di materie economiche e finanziarie. Wall Street aveva aperto da poco, ma due dati macro le stavano già mettendo il turbo: il balzo della fiducia dei consumatori ai massimi da cinque anni e l’aumento dei prezzi delle case degli Stati Uniti a marzo. «L’America ha voltato l’angolo», sentenziava Rampini. Ora, io ho il massimo rispetto di un giornalista di quel rango e capisco che La Repubblica abbia due mantra quasi ontologici da rispettare, ovvero incensare Obama e Keynes. Però, mi hanno insegnato che le storie vanno raccontate fino in fondo, non solo la parte che fa comodo.

Al netto del diluvio di liquidità della Fed e di due dati macro del genere, perché Wall Street ha chiuso con il Dow Jones a +0,69% e il Nasdaq in parità? Semplice, perché in contemporanea all’apertura sprint della Borsa si sostanziava con il passare delle ore la peggiore sell-off vista da mesi sui Treasuries americani a dieci anni, il cui rendimento toccava il massimo del 2,23%, salvo chiudere al 2,20%. Mentre c’è voluto un triliardo di yen di immissione di liquidità della Bank of Japan per far chiudere il rendimento del decennale nipponico sotto quota 1%, allo 0,93%. Insomma, siamo in piena bolla. Azionaria e obbligazionaria e l’America della tanta decantata ripresa ne è un’altra volta l’epicentro.

Non sto qui a spiegarvi per la milionesima volta cosa significhino rendimenti in rialzo sulla curva per chi detiene obbligazioni in portafoglio, ma capite che se le banche riusciranno probabilmente a scaricare quella carta, se si farà troppo pericolosa, i fondi pensione - veri e propri kamikaze delle operazioni di stimolo - rischiano di finire alla griglia. E sapete chi ha innescato quella sell-off sull’obbligazionario Usa: le banche giapponesi, le stesse che il mondo fatato dell’Abenomics vorrebbe acquirenti di tutto e che invece, memori degli anni Novanta, cominciano a scaricare avendo già i loro guai con i rendimenti dei bond nipponici in portafoglio. Di più, Lloyd’s, gigante del credito britannico tutt’oggi nazionalizzata, sta mettendo in asta un portafoglio di mutui per 8,7 miliardi di dollari, ingolosendo tutti vista la vulgata che vuole la Fed pronta a rientrare in campo per sostenere questa categoria di assets.

Certo, Lloyd’s ha preso una bella botta dalla crisi, ma è anche la banca che ne è uscita meglio e più sana: perse molto quando vendette il book di mutui irlandesi e anche parte di quello dei mutui commerciali britannici a rischio prima del grande botto, ma tutto in base a una legge molto saggia, ovvero prendere la mazzata quando sai che puoi ancora reggerla. Non come Lehman che era già sulle ginocchia e senza fiato.

Vediamo ora un po’ quei dati che hanno fatto infiammare Wall Street da vicino. Dunque, la fiducia dei consumatori è ai massimi da cinque anni, peccato che lo stesso dato il mese scorso abbia subito il peggior fallimento sulle previsioni della sua storia, schiantandosi a 72,3 da 78,6, livello che gli analisti pensavano rimanesse confermato. Inoltre, anche il dato sugli inventari lo scorso mese deluse e non poco, toccando il minimo da settembre 2011 a 0,1% dal precedente 0,9%. Che diavolo è successo in un mese per portare quel dato al massimo da cinque anni? Niente, non un singolo dato macro Usa è migliorato sensibilmente, anzi voci come l’indebitamento studentesco e quello per il credito al consumo cominciano a rimandare sinistre ombre della crisi subprime. Mistero.

Ma di misteri in questa America alluvionata di dollari, ce ne sono tanti. Uno dei quali dovrebbe farci capire quanto il dato di chiusura di Wall Street di martedì sia preoccupante e quanto abbia inciso sul mercato l’aumento dei rendimenti su obbligazioni sovrane (anche il Bund ha sfondato quota 1,5%) e perché appena chiusa l’operazione di finanziamento Pomo della Fed a fine contrattazioni, i futures sull’indice S&P 500 siano crollati ai loro minimi. Guardate questo grafico.

 

 


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COMMENTI
30/05/2013 - Europa finita (Diego Perna)

E' vero ciò che Lei dice, l'Europa è finita, anche se io credo che mai sia cominciata, almeno economicamente. Sa quand'avevo dieci dodici anni , con gli altri ragazzini del quartiere, organizzavamo partite di calcio per la strada, le macchine erano pochissime, eravamo di solito tra 6 e 10 e quindi dovevamo organizzare prima le due squadre; ma importante era l'equilibrio tra queste proprio per far si che le partite non fossero prive di una certa competizione, avevamo ciò che oggi da adulto chiamo buon senso, ci divertivamo di più e a volte si vinceva ,altre si perdeva. Ecco l'Europa fa il contrario, non vuole una competizione equilibrata,c'è chi vuole solo vincere perchè ( si ritiene)più forte. Io da ragazzino in squadre troppo disequilibrate non avrei giocato, oggi da quasi sessantenne uscirei da quest'Europa cieca e priva di buon senso.