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FINANZA/ Ecco le due "cartucce" che possono salvare l’Italia

Fabrizio Saccomanni ed Enrico Letta (Infophoto) Fabrizio Saccomanni ed Enrico Letta (Infophoto)

Ogni ottimismo, insomma, è fuori luogo. Ma Enrico Letta e Fabrizio Saccomanni hanno a disposizione poche, ma preziose cartucce. L’uscita dell’Italia dalla procedura di deficit eccessivo libera risorse per 8 miliardi di euro dal 2014. Decisivo sarà lo sforzo per ottenere l’applicazione della “golden rule” che potrebbe apportare risorse aggiuntive fino a 12 miliardi. Insomma, secondo l'osservatorio dei conti pubblici dell’Aiaf (l’Associazione italiana degli analisti finanziari) potrebbero liberarsi fino a 20 miliardi per contrastare una recessione che, giorno dopo giorno, costringe a rivedere al ribasso le stime sull’economia italiana: -1,8% nel 2013, secondo l’Ocse; solo il +0,4 % per il 2014, contro la previsione dell’Ue del +0,7% già inferiore a quella prevista dal Def.

In questa situazione, sottolinea l’Aiaf, per uscire dalla congiuntura recessiva (-4,3% i consumi interni, solo parzialmente compensati dal +2,2% dell’export) l’Italia non può che affidarsi a due speranze: l’accelerazione dell’economia mondiale (possibile) e lo stimolo alla domanda interna attraverso le leve fiscali, assai più problematico se, come scrivono Alberto Alesina e Francesco Giavazzi, “lo spazio per un taglio delle tasse purtroppo non c’è, né il margine per utilizzare i fondi strutturali europei il cui finanziamento aumenterebbe il nostro deficit”. A meno che l’occasione dell’uscita dalla procedura non si traduca finalmente in uno scatto virtuoso, ovvero in una nuova strategia per la crescita e per la riduzione del debito.

In che modo? Alesina/Giavazzi suggeriscono una terapia d’urto: l’Italia, come hanno già fatto Francia e Spagna, chiede di sforare temporaneamente la soglia del 3% per poter ridurre fin da subito l’imposizione fiscale sul lavoro. Nello stesso tempo attiva il Meccanismo europeo di stabilità (Ems) con l’obiettivo, già perseguito dalla Spagna, di utilizzare i fondi Ue per risanare il sistema bancario e congelare crediti incagliati e sofferenze in una bad bank che ogni giorno che passa si gonfia di nuove cattive sorprese. In questo modo la ripresa italiana potrà contare su risorse credibili (almeno 50 miliardi) per la ripresa.

È un piano realistico? Per le ragioni sopraesposte, ovvero il fuoco di fila della Bundesbank e degli euroscettici tedeschi, probabilmente no. Difficile, poi, chiedere a Enrico Letta di spiegare all’opinione pubblica la richiesta di risalire oltre il 3% dopo aver cantato vittoria per aver raggiunto, tra mille sacrifici, il risultato opposto. La strada alternativa c’è, ed è molto ambiziosa visto che il programma di governo prevede misure di spesa per oltre 15 miliardi: quattrini che, se non si vuole sforare il tetto del 3%, andranno recuperati in qualche modo. Una missione difficile ma non impossibile se, come sostiene l’Aiaf, “qualche spazio di manovra esiste”, sia in Italia che in ambito europeo.