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FINANZA/ Ecco le due "cartucce" che possono salvare l’Italia

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Fabrizio Saccomanni ed Enrico Letta (Infophoto)  Fabrizio Saccomanni ed Enrico Letta (Infophoto)

E adesso? Una volta uscita dalla procedura per deficit eccessivo, l’Italia si gioca buona parte del suo futuro in un giugno di fuoco, sia sul terreno domestico che sui campi di Germania e di Bruxelles. Tre le partite internazionali cruciali: 1) il prossimo direttorio della Bce, che tra una settimana dovrà decidere un nuovo taglio dei tassi e/o esaminare le terapie per far arrivare la liquidità alle imprese; 2) il dibattito alla Corte Costituzionale tedesca di Karlsruhe sulla legittimità, ai sensi della legge tedesca, degli interventi Bce sui titoli dei paesi che abbiano chiesto l’aiuto della banca centrale, ovvero il piano Draghi; 3) il vertice Ue del 27-28 giugno dedicato all’Unione bancaria. Il dibattito interno sulla destinazione delle risorse liberate dall’assoluzione di Bruxelles non può non tener conto di questo processo a tre tappe. O tantomeno di una congiuntura internazionale in rapida evoluzione. Sia perché, come ha sottolineato il capo economista dell'Ocse Pier Carlo Padoan, il nodo del credito bancario pesa oggi sulla ripresa più del rigore fiscale, ormai in buona parte alle spalle. Sia perché nei prossimi mesi dovremo fare i conti con le esigenze preelettorali del governo tedesco: ogni mossa di frau Angela Merkel sarà condizionata dalla necessità di tenere a bada gli umori anti-euro di una parte dell’opinione pubblica tedesca.

Date queste premesse politiche, è difficile che Mario Draghi possa far “digerire” alla Germania una svolta significativa che stimoli l’afflusso della liquidità delle banche, oggi parcheggiata presso la Bce, alle imprese. Dalla Bundesbank è già filtrata l'ostilità all’ipotesi di tassi negativi per i depositi presso la banca centrale (“una misura che aiuta il Sud Europa a danno del risparmio tedesco” ha scritto Die Welt). Ancor meno accettabile è la possibilità di acquistare, come già ha fatto la Fed, titoli obbligazionari privati, vedi Abs, per ridar ossigeno e coraggio alle banche. Non resta che un nuovo taglio del tasso di sconto, osteggiato dalla Buba, ma gradito alle imprese d’oltre Reno cui non dispiacerebbe una modesta svalutazione dell’euro.

Una boccata d’ossigeno che non risolverà comunque i problemi strutturali delle banche (e, di riflesso, del credito). Per questo ci vorrà un’effettiva unione bancaria, a partire da un fondo all’americana di garanzia che consenta di accelerare la pulizia dei bilanci. Ma Wolfgang Schaeuble ha raffreddato la speranza che nel vertice di fine giugno si andrà oltre un’affermazione dei principi. L’Europa, insomma, anche nel momento della promozione resta in un certo senso matrigna e severa verso il Bel Paese. Difficile, date le premesse, che l’Unione europea accolga le richieste italiane di non conteggiare una parte delle spese, anche se destinata a investimenti, nel bilancio pubblico.

Infine, non meno importante, la rapida ripresa americana combinata con la delicata evoluzione dell’Abenomics (anche in Giappone, a luglio, c’è un appuntamento elettorale decisivo per le sorti delle riforme volute da Shinzo Abe) può provocare un cambo di rotta dei mercati monetari, con un possibile aumento dei tassi assai pericoloso per il debito italiano, che resta ad altissimo rischio: un rapporto debito/Pil che, secondo l’Ocse, rischia di salire al 134,3% nel 2014, anno in cui la spesa pubblica salirà al 51,1% del Pil senza però contrastare un nuovo aumento del tasso di disoccupazione.


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