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Economia e Finanza

FINANZA/ Dall’Asia un "aiutino" all’Italia per uscire dalla crisi

NikkeiNikkei

La prima venne finanziata essenzialmente dalla Banca mondiale e in parte dalla Scuola superiore della Pubblica amministrazione (Sspa) e comportò anche una conferenza di alcuni giorni alla Reggia di Caserta (e la pubblicazione da parte della Banca Mondiale del volume New Social Policy Agendas for Europe and Asia a cura di Catherine Marshall e Olivier Butzbach). Il secondo implicò ancora una volta una conferenza internazionale alla Reggia di Caserta e la pubblicazione del volume, da parte della Sspa, La Net Economy nella Pubblica Amministrazione a cura di Daewoo Choi, Giuseppe De Filippi e Giuseppe Pennisi. Si rimanda a questi (e ad altri prodotti dell’Asem) per maggiori dettagli.

In queste settimane, la stampa internazionale (ma soprattutto alcuni istituti di ricerca asiatici) hanno sottolineato come la crisi in corso in Europa abbia implicato alcune decisioni nei maggiori raggruppamenti regionali asiatici, specialmente nell’Asean (Association of South East Asia Nations): segnatamente, il rinvio dei programmi relativi a un’unione monetaria e l’accelerazione di quelli per andare verso un mercato comune. Più interessanti, le lezioni che vennero tratte dai lavori Asem:

A) Sul piano delle politiche economiche generali, l’utilizzazione di incentivi a basso potenziale (quali la diffusione dell’istruzione e il miglioramento della sua qualità) per ridurre asimmetrie informative e posizionali, coniugati con incentivi ad alto potenziale (quali l’assunzione di decisioni irreversibili in materia, ad esempio, di tasso di cambio o di pareggio di bilancio) al fine di coniugare crescita e austerità.

B) Sul piano delle politiche sociali, attenzione a modelli fortemente decentrati di stampo rawlsiano (ossia con misure dirette ai “poveri tra i poveri” al fine di avere una rete di tutela sociale per i più bisognosi e strumenti assicurativi -finanziari per la classe media.

C) Sul piano delle politiche della produzione, grande “efficienza adattiva” a carpire innovazioni e orientarle alle loro situazioni specifiche, specialmente in materia di high tech e un forte impegno dello Stato in tal senso pur nell’ambito di politiche di mercato.

Sono aspetti su cui occorre riflettere. Tenendo, però, anche presente che si tratta di paesi pur se formalmente a democrazia parlamentare con concezioni della democrazia rappresentativa molto differente da quella in vigore (pur con vari acciacchi) in Europa e con una forte disciplina sia nel lavoro che nella partecipazione politica.

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