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SPILLO/ Quel Corriere firmato Agnelli

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Può darsi che il lunedì del 29esimo scudetto della Juventus ci stia tutto un articolo auto-celebrativo di Andrea Agnelli in cima alla prima de Il Corriere della Sera: viatico a sette-pagine-sette, nella sezione sportiva, sul trionfo della tradizionale rivale delle due milanesi. Può anche darsi che sulla stessa prima pagina, il quotidiano di Milano dal 1876 dia il benvenuto al neo-premier Enrico Letta - alla sua prima visita a Milano - con l’ennesima contrizione (auto)flagellatoria sulle “delusioni milanesi”: l’Expo e la Scala (?). Può perfino darsi che lo stesso giorno le pagine culturali del Corriere aprano sulla nuova prefazione di “I ragazzi della Via Po - Quando e perché Torino ritornò capitale"” (cioè ancora Gianni e Umberto Agnelli in compagnia dei soliti Bobbio ed Eco, Fruttero con Bocca, Primo Levi, ecc.). Può tranquillamente darsi che l’autore del libro sia Aldo Cazzullo, piemontesissima firma del Corriere candidata a ritornare a La Stampa come direttore: dando il cambio a Mario Calabresi, successore “in pectore” di Ferruccio De Bortoli in Via Solferino.

Può darsi che ciò si avveri se si scioglierà il viluppo di conflitti interni al grande azionariato sull’aumento di capitale e sul rilancio del gruppo milanese. E può darsi che questo avvenga seguendo la via più gradita alla famiglia Agnelli: far leva sulla Fiat - un gruppo auto ormai americano, che non avrebbe né i mezzi, né un buon motivo strategico per investire su un giornale italiano diverso da quello già di sua proprietà nella colonia torinese - per assecondare i propri “desiderata” di azionisti. Può darsi, d’altronde, che la Fiat si rafforzi nel Corriere e “razionalizzi” il frastagliato patto Rcs conferendo “in natura” la stessa Stampa, presentandola come “aggregazione strategica”.

Può darsi, in ogni caso, che il Corriere eviti alla fine una poco dignitosa “procedura concorsuale” alla fine del trentennio seguito al crac della Rizzoli piduista: un trentennio tutto targato Fiat. Può darsi che il nuovo riassetto faccia dimenticare i bocconi indigesti fatti ingollare da Torino a Rcs: prima la disastrosa avventura nel cinema (Carolco) firmata da Luca di Montezemolo; poi la cessione della Fabbri editore, già crivellata di buchi.

Può darsi. Oppure no.



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