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IMU E IVA/ Forte: ecco il "trucco" di Letta per far votare al Pd il programma Pdl

Per FRANCESCO FORTE, il piano di Letta riprende il programma economico del centrodestra, pur citando Giavazzi e Padoa Schioppa per ottenere il consenso del centrosinistra

Enrico Letta (InfoPhoto) Enrico Letta (InfoPhoto)

Il governo Letta si prepara a presentare un primo decreto entro i prossimi giorni per sospendere l’Imu e finanziare gli ammortizzatori sociali, e un secondo a giugno per evitare l’aumento dell’Iva. Tre i piani per trovare i 6 miliardi di euro necessari all’operazione. Il primo è il rilancio della spending review ispirata al “libro verde” di Tommaso Padoa Schioppa; il secondo è la creazione di una nuova Sgr (Società di gestione del risparmio) per la vendita di 350 immobili dello Stato; il terzo è il piano-Giavazzi che comprende il taglio delle agevolazioni per le imprese, a partire dai trasferimenti alle Ferrovie. Ilsussidiario.net ha intervistato l’economista Francesco Forte.

La convince il piano del governo Letta per coprire il congelamento della prima rata dell’Imu e l’aumento dell’Iva?

Ritengo che sia una buona cosa il fatto di evitare le sovvenzioni, optando invece per la scelta di fare andare anche le imprese pubbliche sul mercato. Queste ultime in tal modo sono vincolate a criteri economici pur nell’ambito di un servizio alla comunità. La vendita di immobili pubblici, con il conferimento alla nuova Sgr, è uno schema che era stato proposto in un convegno di Magna Carta sulla base di due modelli differenti, elaborati rispettivamente da Paolo Savona e da Rainer Masera. Queste due proposte sono poi state consegnate al Pdl prima delle ultime elezioni, e sono state inserite a pieno titolo nel suo programma elettorale.

In concreto come funzionavano queste due proposte?

L’idea guida era la riduzione del perimetro dello Stato per raggiungere due obiettivi: finanziare la spesa pubblica senza creare deficit e senza applicare altre imposte; ridurre il perimetro dell’operatore pubblico e immettere sul mercato gli immobili dello Stato, che possono essere meglio gestiti con un’impresa finanziaria. Quest’ultima sarebbe in grado di pagare il debito pubblico risolvendo così, tramite gli strumenti finanziari, il problema legato al fatto che lo Stato ha bisogno dei soldi subito, ma che per fare fruttare gli immobili è necessario venderli gradualmente.

Ritiene che sul piano del governo Letta possa registrarsi un’ampia convergenza?

Sì, in quanto si tratta dei punti contenuti nel documento che Berlusconi consegnò a Napolitano, il quale non lo guardò nemmeno optando invece per la formazione del governo Monti. Gli stessi punti divennero poi il programma economico del Pdl alle ultime elezioni, riprendendo e sviluppando il documento con l’aiuto degli esperti Masera e Savona. Il provvedimento allo studio di Enrico Letta recepisce in gran parte il programma e le idee del Pdl, pur usando come copertura i nomi di Tommaso Padoa Schioppa e Francesco Giavazzi. Letta è costretto a riconoscere che esiste una concezione economica, molto vicina all’economia sociale di mercato, anche nella tradizione italiana.

A quale tradizione si riferisce?


COMMENTI
08/05/2013 - Niente trucchi! (claudia mazzola)

Spero tanto nel governo Letta. Basta tasse e aumenti non ci stiamo non nel superfluo, nel necessario. Un governante lamentava che non si può fare il parlamentare con 2.500,00 € al mese. Provasse a vivere senza stipendio o con 800,00 € al mese e con famiglia.