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FINANZA/ 1. Arrigo: con le pensioni d'oro Letta può tagliare le tasse

Pubblicazione:giovedì 9 maggio 2013

Saccomanni Saccomanni

In primo luogo occorre intervenire sulle pensioni, in quanto la riforma Fornero non è andata abbastanza in profondità. Il cuneo fiscale in Italia va da un minimo di cinque a un massimo di dieci punti in più rispetto al resto dell’Ue, senza tenere conto dell’Irap che esiste solo nel nostro Paese. Bisognerebbe quindi rivedere le pensioni troppo alte: non è possibile tenere le pensioni così come sono perché la spesa previdenziale è esorbitante.

 

Ma non si rischia di punire chi ha lavorato per una vita e non ha altre risorse a parte la pensione?

La verità è che l’eccesso di pressione previdenziale sul costo del lavoro serve a pagare pensioni medio-alte che non sono giustificate dai contributi a suo tempo versati dagli attuali beneficiari. Queste pensioni andrebbero quindi riviste secondo un criterio contributivo. Dopo il 1995 con la riforma Dini coloro che avevano almeno 18 anni di contributi hanno continuato a godere del vecchio criterio, tutti gli altri sono stati sottoposti a un regime meno vantaggioso. Si tratta di una disparità che non può essere giustificata dall’anzianità contributiva. In Italia continua a valere il principio fasullo dei diritti acquisiti, che rappresenta un falso ideologico da superare una volta per tutte.

 

Quali altre riforme dovrebbe introdurre il governo Letta?

Vanno pagati tutti i conti arretrati della Pubblica amministrazione, in quanto non creano disavanzo, e sarebbero un bello stimolo keynesiano all’economia. Occorre inoltre ritornare a vendere immobili e imprese pubbliche: il mio sogno sarebbe incominciare dalla Rai, anche se dubito che ciò possa avvenire con un governo di larghe intese. In questo modo dimostreremmo che intendiamo ridurre il peso economico dello Stato, e questo ci garantirebbe un ulteriore vantaggio in termini di credibilità e quindi di spread.

 

(Pietro Vernizzi)



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