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FINANZA/ 2. La "trappola" spagnola ci metterà nei guai

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Una trappola da cui non si esce se non dicendo la verità, un qualcosa che però porterebbe scompiglio perché la Germania pre-elettorale dovrebbe dire "no" a nuovi fondi per le banche spagnole e, anche se si dovesse arrivare a un compromesso, la Spagna affiderebbe un secondo dopo le chiavi di casa alla troika. I numeri però parlano chiaro e sempre più analisti pensano che il conto per il salvataggio delle banche iberiche potrebbe salire ancora, visto che il peggioramento della crisi sta bloccando i piani del governo di svendere gli istituti nazionalizzati e i conti del Sareb diventano sempre più insostenibili.

Il cuscinetto di garanzia dell'8% degli istituti iberici potrebbe non bastare a pareggiare le perdite, occorrerebbe un aumento, ma questo non potrà certamente venire dal settore privato. Dovrà farlo lo Stato, ma con quali soldi? Magari con un bail-in in stile cipriota, ovvero allargando la platea dei depositari costretti a prelievi forzosi per salvare le banche in crisi, ipotesi di cui stanno parlando apertamente sia la presidenza irlandese di turno dell'Ue che il capo dell'Ecofin, quel Dijseelbloem che per primo parlo di "modello Cipro" (e attenti, a giugno ci sono gli stress tests della Bce)? Anche perché se le liabilities del Sareb dovessero andare in capo al bilancio statale, parleremmo di qualcosa come il 5% di aumento della ratio debito/Pil, arrivando a quota 100%: stranamente, quando la Reuters ha posto questa domanda al ministro dell'Economia spagnolo, quest'ultimo ha declinato di commentare.

Nei fatti, il Sareb ha un piano di emergenza per racimolare capitali, attraverso la restrizione dei pagamenti dei dividendi agli azionisti oppure tramite iniezioni di capitale fresco da investitori come lo Stato o le banche in crisi stesse, le quali - ironia della sorte - da qualche mese sono infatti sotto pressione da parte dell'esecutivo affinché investano nel fondo. Ovvero, le banche pressoché fallite che hanno scaricato al Sareb la loro immondizia ora dovrebbero investire nel Sareb affinché questo non faccia default proprio su quell'immonidizia: troppa sangria da quelle parti, calcolando che oggi come oggi le banche spagnole i soldi li spendono solo per comprare debito sovrano, come imposto dallo stesso governo.

Nel piano del Sareb c'è l'intenzione di vendere almeno metà degli assets entro i prossimi cinque anni, per dimezzare il debito: ma chi se le compra quella sofferenze? Dubito che i giapponesi, per quanto strapieni di liquidità, siano così stupidi. Chi, quindi? Le banche spagnole, forse, nel perverso disegno del governo, le quali però vendono al mercato la favola di aver innalzato le ratio di capitale d'emergenza per fronteggiare perdite in aumento, ma alla prova dei fatti, potrebbero crollare come castelli di sabbia?

Persino la Banca di Spagna si è accorta che si sta esagerando con la contabilità creativa e giovedì scorso ha irrigidito le regole per la classificazione del debito cattivo in caso di rifinanziamento, una mossa chiaramente intesa a costringere le banche a dire la verità sui conti. Moody's, inoltre, ritiene fin da ottobre scorso che le banche spagnole abbiano un gap di capitale di 100 miliardi di euro, qualcosina in più della previsione da 54 miliardi uscita dagli stress test farsa condotti da Oliver Wyman. E forse anche quei 100 miliardi potrebbero rivelarsi una proiezione ottimistica, per la stessa ragione che vale a Cipro, in Slovenia e in tutti gli Stati sotto austerity: con la crisi che spinge sempre più cittadini verso l'economia sommersa, anche a causa dell'aumento delle imposte, le sofferenze bancarie sono destinate a salire.