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Economia e Finanza

FINANZA/ 1. I siluri di Visco "affondano" banchieri e politici?

Ignazio Visco (Infophoto)Ignazio Visco (Infophoto)

Appare evidente che la soluzione di problemi così complessi non può che trovarsi in una prospettiva di medio periodo; nell’immediato occorre muoversi sui fronti dell’offerta della liquidità necessaria a sostenere gli investimenti possibili, in un contesto che deve fare i conti col “consolidamento fiscale” da un lato e le difficoltà del nostro sistema bancario dall’altro. Il primo (contenimento del disavanzo entro il 3% e pareggio strutturale dei conti dello Stato) ha comportato un inasprimento fiscale al limite del sopportabile, tanto che se ne richiede una profonda revisione da pianificare fin da subito, “privilegiando il lavoro e la produzione”: ha tuttavia consentito di uscire dalla procedura d’infrazione e guadagnare per il futuro margini di manovra per investimenti pubblici (oltreché contenere il livello della spesa per interessi sui titoli) e ha consentito di effettuare parte dei pagamenti della Pubblica amministrazione a favore delle imprese.

Il consolidamento fiscale, se crea un clima macroeconomico favorevole alla crescita, è tuttavia ostacolato dalla bassa crescita e concorre a determinarla, dunque c’è il serio rischio di cadere in un terribile circolo vizioso. Per questo si impone una revisione dell’imposizione fiscale capace di contemperare l’equilibrio dei conti pubblici con riduzioni “selettive” a sostegno della crescita. Quanto all’altra fonte della liquidità necessaria, ovvero il credito bancario, nelle Considerazioni sono ricostruiti tutti gli sforzi fatti dalle istituzioni comunitarie sia per superare il frangente molto delicato, sul finire del 2011, del cosiddetto “rischio di ridenominazione”, ovvero disgregazione dell’euro, con conseguenze facilmente intuibili; sia più propriamente dalla banca centrale per favorire la creazione e circolazione della liquidità anche grazie a misure “non convenzionali”.

A questo proposito è bene sottolineare come sia gli uni che le altre (costituzione dell’European Financial Stability Facility-EFSF e successivamente dell’European Stability Mechanism-ESM e per le misure non convenzionali le Long Term Refinancing Operations-LTRO e le Outright Monetary Transaction-OMT) hanno consentito di superare le crisi contingenti, dell’euro e della liquidità, ma contemporaneamente sono la dimostrazione concreta della volontà dell’Ue di procedere sulla strada difficile dell’integrazione. Tornando al problema della liquidità per il credito bancario, nelle Considerazioni sono individuare le ragioni che, nel nostro sistema, hanno impedito e impediscono di fare tutto il credito possibile e dunque ci costringono ad assistere a una restrizione creditizia che, sicuramente, ostacola qualsiasi sforzo di ripresa economica.

In sintesi il problema del credito “scarso” e più caro discende dalla situazione economica e finanziaria in cui, da tempo, si trovano le nostre banche, costrette a muoversi in uno scenario che le ha viste dapprima in grave crisi di liquidità, dovuta principalmente alle difficoltà di raccogliere risorse a medio termine e sui mercati internazionali; successivamente le ha viste nella necessità di adeguare il capitale proprio (o meglio, “quello di migliore qualità”) ai nuovi più stringenti requisiti patrimoniali imposti dall’Eba (European Banking Authority). Essendo questi requisiti collegati al all’attivo a rischio (principalmente i crediti!) è facile immaginare che gli aggiustamenti abbiano riguardato anche la contrazione del rischio!

È il caso di sottolineare come queste difficoltà siano collegate alla crisi del debito sovrano che ha investito anche il nostro Paese (ricordate lo spread a 500 punti?) e il collegamento riguarda sia la quantità dei titoli pubblici presenti nei portafogli delle banche, sia il rendimento degli stessi e l’effetto di trascinamento sulla raccolta bancaria. Infine, da ultimo, le difficoltà legate alle cosiddette sofferenze (crediti inesigibili) e ai crediti deteriorati presenti nel bilanci bancari, conseguenza della crisi che ha investito imprese e famiglie, impedendo loro di procedere al rimborso dei prestiti ottenuti.