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J’ACCUSE/ Giannino: banche e Stato hanno "tolto" 100 miliardi a famiglie e Pmi

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In una delle sei raccomandazioni della Commissione Ue, c’è una frase in cui si dice favorevole all’aumento delle imposte indirette. Sembra fatta apposta per consentire a Saccomanni di dire che la stessa Europa chiede di alzare l’Iva.

 

Lei che cosa ne pensa di un nuovo aumento dell’Iva?

La mia posizione è contraria. In un sistema generale di riordino dell’imposizione, in cui si diminuisce in maniera significativa la tassazione diretta su lavoro e imprese, sarei molto favorevole a un prelievo più consistente indiretto ed eventualmente anche a forme patrimoniali. Stiamo però procedendo da anni sull’aumento dell’imposizione diretta, indiretta e patrimoniale in maniera contemporanea e questo abbatte il Pil. La Spagna ha alzato l’Iva per l’ennesima volta e il gettito è calato del -9%.

 

A differenza della Spagna, l’Italia ha un sistema bancario molto più solido…

Eppure l’Italia, insieme alla Spagna, è il Paese europeo con il più forte ostacolo al funzionamento della politica monetaria della Bce. L’abbattimento dei tassi non si riverbera affatto nell’economia reale del nostro Paese, e il motivo è semplice: le banche italiane nel 2012, con una strategia di “repressione fiscale”, sono state obbligate a comprarsi ingenti quantità di titoli del debito pubblico italiano. In tutto si tratta di più di 100 miliardi euro in titoli, che appesantiscono notevolmente il nostro sistema bancario.

 

Con quali conseguenze?

Le banche sono impossibilitate a realizzare aumenti di capitale e quindi hanno delle sofferenze che sono arrivate in tre trimestri a rappresentare quasi il 17% delle riserve.

 

A quanto ammontano queste sofferenze in proporzione al Pil?

Sono pari a 10 punti di Prodotto interno lordo, e si sommano ai 100 miliardi di euro di titoli che impediscono alle banche di fare credito a imprese e famiglie. Questo insieme di fattori in sintesi fa sì che il modo in cui i politici e i regolatori italiani hanno gestito l’intera vicenda vada giudicato in modo molto negativo.

 

(Pietro Vernizzi)

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