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FINANZA/ 2. Il silenzio di Draghi che mette in crisi l’Italia

Pubblicazione:lunedì 10 giugno 2013 - Ultimo aggiornamento:lunedì 10 giugno 2013, 9.02

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

Ci sono, però, almeno quattro punti in cui il silenzio della Bce è davvero assordante:

1 - Il credit crunch che blocca le imprese di numerosi Stati dell’Eurozona. La Bce ha modi e maniere di farsi ascoltare dalle banche e dall’opinione pubblica, tanto più che l’istituto è intervenuto più volte a sostegno di una comunità finanziaria che ha utilizzato i finanziamenti non perché arrivino all’economia produttiva, ma per lucrare sugli spread o pulire i propri portafoglio da titoli tossici.

2 - Gli interventi a proposito della Grecia. Alla documentata analisi del Fondo monetario internazionale, il Presidente della Bce ha risposto in conferenza stampa con un col senno di poi son tutti bravi (tirandosi dietro accuse di arroganza), ma non ha indicato quali lezioni se ne intendono trarre anche per l’immediato, per rimettere l’Europa su un sentiero di crescita.

3 - L’unione bancaria è gravemente impantanata. Hanno tutti diritto di sapere se è vera o meno l’analisi di Thomas Mayer della Deutsche Bank di Londra, secondo cui l’unione bancaria rischia di non decollare perché la Bce ha insistito per metterla su un sentiero impervio e senza sbocco o se l’errore è da attribuirsi all’Eurogruppo e la Bce ha subito (e sofferto) in silenzio. Nonché, soprattutto, cosa intende fare ora la Bce, alla vigilia del Consiglio Europeo di fine giugno.

4 - Che fine hanno fatto le Outright Monetary Transactions (OMTs) proposte da Draghi un anno fa e di cui nessuno ha più sentito parlare? Il Presidente aveva o non aveva il mandato di proporle? Se lo aveva, chi si oppone adesso all’idea? Se non lo aveva, perché le ha lanciate con tanto clamore mediatico?

Risposte a queste domande sono essenziali non tanto per il futuro di Draghi quanto per quello dell’eurozona.



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