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FINANZA/ 2. Il silenzio di Draghi che mette in crisi l’Italia

Per GIUSEPPE PENNISI, ci sono almeno quattro punti in cui il silenzio della Bce è davvero assordante: il credit crunch, gli interventi a favore della Grecia, l’unione bancaria e le OMTs

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

In questi giorni stanno aumentando, sulla stampa italiana ed europea, le critiche alla Banca centrale europea (Bce) e al suo Presidente Mario Draghi, non solo per ciò che fa o non fa, ma anche e soprattutto per ciò che dice o meglio non dice. Alcune testate hanno sottolineato le “ambiguità” del Presidente della Bce a proposito di alcune dichiarazioni - peraltro di difficile interpretazione - pronunciate a Londra. Altri lo accusano di “reticenza” e “supponenza” (nei confronti della stampa) per le sbrigative dichiarazioni alla conferenza stampa di giovedì. Altri ancora sostengono, a torto o a ragione, che sia più interessato alla sua carriera post-Bce nella piazza di Londra che a contribuire a risolvere i nodi dell’eurozona.

In Italia, la parte politica che lo ha proposto alla guida della Bce non nasconde che oggi non lo sosterebbe con eguale calore. Quella che aveva espresso dubbi afferma “noi lo avevamo detto”. Conosco Draghi da quando nel 1982 rientrai dalla Banca mondiale e lavoravamo ambedue allo stesso piano di via Venti Settembre - io all’allora Ministero del Bilancio come direttore del nucleo di valutazione degli investimenti pubblici, lui come consulente dei Ministri del Tesoro Andreatta, prima, e Goria, poi. Ho ricordo delle sue epiche liti telefoniche con la Banca d’Italia. Non sta certamente a me colorare analisi di simpatie o antipatie personali. Nel formulare un giudizio sulle polemiche in corso occorre tenere presenti due elementi:

1 - La Bce non è un organo monocratico o leaderistico, ma un’istituzione a guida collegiale. Il suo Consiglio è composto di ben 23 persone (24 tra breve), il suo Esecutivo di sei. Ciascuna è portatrice di visioni, e anche di interessi legittimi, differenti. È naturale che il Presidente tenti una mediazione prima di presentare, all’esterno, una posizione della Banca.

2 - Inoltre, nella prima fase di operazioni della Bce , i componenti dell’Esecutivo (sei) avevano preso l’abitudine di essere spesso sui giornali - ad alcuni di loro piaceva tanto! - a volte con affermazioni contraddittorie tali da mandare in fibrillazione i mercati. Di conseguenza, sono state stabilite procedure rigorose per la comunicazione istituzionale.

Ciò detto sarebbe auspicabile che, nell’interesse della trasparenza e della chiarezza, la Bce adottasse la regola della Federal Reseve americana: di pubblicare - dopo un lasso di tempo (sei-otto settimane) - i verbali delle riunioni del Consiglio, in modo che si possa comprendere meglio il processo decisionale (nonché le posizioni delle varie parti in campo).