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FINANZA/ 1. La bolla dei bond è pronta a scoppiare

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Ora, al netto di una situazione simile, vi pare che ci sia da temere o sperare troppo nelle decisioni che arrivano da Karlsruhe? L’eurozona, così come la conosciamo, è già morta e sepolta, serve soltanto mettersi d’accordo sulle modalità per le esequie. Non ci credete? Bene, ricorderete immagino il mio articolo del 18 maggio scorso sul fatto che le principali banche avessero cominciato a “consigliare” caldamente ai propri clienti l’acquisto del nuovo bond ristrutturato greco, capace di segnare un aumento del 300% in un anno. Bene, negli ultimi sei mesi quel foglio di carta ha guadagnato un 119% e la Borsa di Atene un bel 53%, anche grazie alla certificazione di Ue e Fmi rispetto agli obiettivi debito/Pil di Atene: per i due organismi, il Paese era finalmente “stabilizzato”. Ma se così è, perché domenica lo stesso Fmi ha reso noto che si sarebbe rifiutato di partecipare a ulteriori programmi di salvataggio della Grecia, a meno che non fosse assicurato il finanziamento del Paese per dodici mesi? Forse perché la situazione è lungi dall’essere stabilizzata e ci sarà bisogno di un altro haircut da 4,6 miliardi di euro - appunto le necessità di finanziamento annuale - sui nuovi titoli per coprire le necessità di funding e fare in modo che il Fmi non lasci Atene e Ue al proprio destino?

Ora si spiega il perché di quel tardivo e non richiesto mea culpa sulla ricetta tutta austerity imposta alla Grecia, suonato a molti come uno scaricarsi la coscienza: era un messaggio in codice, abbiamo sbagliato - tutti - la ricetta e ora tocca rimettere mano al paziente. Ovvero, altra ristrutturazione del debito in arrivo per detentori allocchi (e magari stavolta anche per la Bce). Sarà per questo che la scorsa settimana il nuovo bond ristrutturato greco ha perso oltre il 10% di valore? Poi non dite che non vi avevo avvertito per tempo. Ma è il mondo obbligazionario in generale a essere in bolla, come ripeto da mesi e ora si sta avvicinando il redde rationem: stordita dalla massa di liquidità immessa sul mercato dalle varie banche centrali, l’umanità intera ha cominciato a cercare ovunque rendimenti, lanciandosi in acquisti sempre più estremi e rischiosi, l’high-yield di cui abbiamo diffusamente parlato nelle corse settimane.

A confermarlo, il Junk-Bond Yield Index della Fed di St. Louis e di Bank of America-Merrill Lynch, il quale traccia i rendimenti dei cosiddetti “bond spazzatura” e che durante il periodo peggiore della crisi vedeva soltanto percentuali a doppia cifra. Bene, all’inizio di quest’anno il valore medio del rendimento era del 6,19%, ai minimi da sempre, ma il 9 maggio è successo qualcosa: 5,24% di yield medio, con molte obbligazioni nell’indice addirittura al di sotto del 5%. Da allora, si è cominciati a risalire. È stato raggiunto il cosiddetto “floor”, ovvero il punto minimo da cui si può solo risalire?

Un dato è certo: grazie al doping della Fed, le emissioni di junk bond dall’inizio di quest’anno hanno già raggiunto un controvalore di 187 miliardi di dollari, un record. D’altronde, quando vi dicevo che un decennale ruandese che prezza il 7% di rendimento era follia collettiva, lo dicevo a ragion veduta. Il perché è presto detto: gli investitori più accorti stanno scaricando posizioni divenute ormai troppo pericolose e finora lo hanno fatto in punta di piedi per non spaventare la platea di allocchi che ancora gira sul mercato in cerca di soldi facili. Ma una volta che si sarà sparsa la voce, chi salirà in giostra chiederà un premio di rischio maggiore per acquistare quei titoli, facendo salire i rendimenti come mostra questo grafico: dal minimo annuale del 5,24% registrato il 9 maggio, siamo saliti al massimo annuale del 6,34% registrato lo scorso 6 giugno. Meno di un mese.

 

 

È la logica ontologica che sottende i junk bond, ovvero quella di poter fare facilmente default: quando l’easy money si prosciuga e la ricerca di rendimento sparisce per paura di restare con il cerino in mano, i rendimenti schizzano perché chi emette deve pagare un premio di rischio maggiore sui mercati per finanziarsi. È così per gli Stati, ma anche per le aziende, le quali stanno emettendo obbligazioni come se non ci fosse un domani per finanziarsi bypassando il credito bancario, anche in Italia. Il problema è che pagando rendimenti alti, si fa crescere anche il debito su cui si è seduti, ma a un certo punto l’intera catena si sconnette: e molti emittenti non trovano compratori a nessuna condizione.

Guardate questo altro grafico: ci mostra l’andamento dei rendimenti negli anni e come potete vedere da soli, il picco di risalita dal 9 maggio in poi è solo un ridicolo baffetto rispetto a quanto accaduto in tempi anche recenti. Ma quando il debito esplode e l’easy money non copre più i troppi buchi della bolla, questa fa boom e la gente si fa male: da un baffetto di risalita non ci vuole molto tempo a ritrovarsi su una traiettoria che punta alle stelle. È tutta psicologia del mercato, spesso un driver più potente dei dati macro.

 


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COMMENTI
11/06/2013 - DGRAGI NON E' MEFISTOFELE!! (antonio petrina)

Ad abundatiam del precedente commento diciamo che Draghi non è Mefistofele (Faust,II,Goethe)e ciò lo saprebbe l'improvvido Weidmann che tale collegamento fece e che invero occorra ringraziare l'opera provvida di Mario Draghi !!

 
11/06/2013 - kamikaze bce ? (antonio petrina)

egr bottarelli, siamo preoccupati che la ripresa in zona del condominio euro effettivanente avvenga e che la depressione passi,anche perchè le politiche di austerità made in japan degli anni '90 hanno portato solo deflazione e quindi il bazooka di Bank of Japan/BCE avverso la speculazione e per finanziare investimenti e/o immettere liquidità è un'emegenza anche italiana, come il recente DL 35,convertito, sblocca debiti alle imprese per ridare fiducia e money alle imprese da parte della p.a.,stante il credit crunch delle banche. Tutto ciò è opera di kamikaze ?