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FINANZA/ 2. Così la Germania (con l’euro) si è "mangiata" l’Europa in 12 anni

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Il punto è che se immaginiamo il contrario e proviamo a pensare la Bce portata davanti alla Corte costituzionale italiana per giustificare qualcosa di un po’ più sanguinoso del programma Omt, come la letterina dell’agosto 2011 che dettava l’agenda del governo italiano nei mesi a venire, ci mettiamo a ridere e capiamo di esserci spostati nel mondo dei sogni. Al di là del fatto formale (e cioè della Lissabon-Urteil del 2009), perché mai la Bce si deve difendere davanti al Bvg e invece manda lettere al governo italiano (e spagnolo, ma questo fatto è stato saggiamente tenuto riservato in Spagna) dettando le cose da fare? Per il semplice fatto che l’Europa è diventato un condominio di condomini diseguali, dove ci sono i (presunti) poveri e i (presunti) ricchi. E i poveri, se sono Stati, cessano semplicemente di comportarsi come Stati sovrani.

Se però ci chiedessimo come siamo arrivati a questo punto ci accorgeremmo che, al di là delle frottole monetariste che hanno riempito i giornali in questi anni, il problema dell’Europa è dato dallo squilibrio delle partite correnti fra gli stati interni all’area Euro. Dopo 12 anni di Euro chi stava leggermente meglio degli altri (la Germania) sta molto meglio. Chi stava leggermente peggio (ma non molto: l’Italia) sta molto peggio.

Perché? Perché se lasciamo da parte le favolette un po’ razziste del tedesco calvinista e virtuoso e dell’italiano (e del greco, spagnolo, cipriota) cattolico e cialtrone ci rendiamo conto del fatto che una moneta unica sta bene all’interno di una cosa chiamata “area economica ottimale”. E che in mancanza di certi elementi strutturali comuni (fisco, istruzione, mercato del lavoro, assistenza) alle aree governate da questa moneta, una moneta unica porta semplicemente a una accentuazione degli squilibri già esistenti. Insomma, qualcosa di simile a quello che - semplificando molto - è successo in Italia dopo l’unificazione del 1860. Solo che a quei tempi il mercato e la moneta unica si facevano con gli eserciti e le bandiere. E i confini dello Stato erano anche i confini del mercato. E su questi confini vigilava la sovranità dello Stato.

Oggi la situazione è cambiata. Gli Stati esistono ancora. A parole sono ancora sovrani. Solo che l’apertura dei confini attraversati da una moneta unica impedisce ogni aggiustamento naturale. E l’aggiustamento naturale per definizione era ed è la svalutazione della moneta. Su questo meccanismo si è retto l’equilibrio economico in Europa e cioè sugli aggiustamenti naturali dei rapporti di cambio, come insegna bene la vicenda dello Sme prima e dopo il 1992. E cioè dalla data della uscita della Italia dallo Sme, che ha avviato l’ultimo periodo di crescita della nostra economia fino al fatidico 2001. Da lì in poi stallo, crescita stentata e ora recessione.

Dunque perché l’Euro? Per impedire svalutazioni che avvantaggiano il debitore e scontentano il creditore, innanzitutto perché la svalutazione riduce il valore di un debito nominalmente fissato. Altro che paura atavica dell’inflazione da parte dei tedeschi. Altro che oscure memorie di Weimar come ogni tanto ci ripete qualcuno che ha studiato poca economia e poca storia (Weimar tra il 1924 e il 1929 non è stata affatto lo sfacelo inflazionistico che giornalisti calvi e poco titolati accademicamente ci dipingono). La ragione per cui la Germania non vuole inflazione sta tutta nel fatto che le banche tedesche sono esposte fino al collo verso l’estero dopo avere alimentato bolle immobiliari in Spagna, credito al consumo in Italia e Grecia e avere acquistato a man bassa titoli di stato mediterranei e irlandesi che davano una rendita ben più consistente del virtuoso (si fa per dire) 1% del Bund tedesco.


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