BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

FINANZA/ Spread, la tregua è finita

InfophotoInfophoto

Martedì il rendimento del decennale greco ha preso 63 punti base salendo al 10,22%, quello portoghese 34 punti base al 6,59%, quelli italiano e spagnolo 7 punti base salendo rispettivamente al 4,34% e 4,66%. Per Nicholas Spiro, della Spiro Sovereign Strategy di Londra, “nei mesi passati si è vissuta calma sui mercati obbligazionari, forse perché non si riusciva a identificare con chiarezza un catalizzatore che portasse i rendimenti a salire significativamente. Ora è il contrario, è difficile dipingere uno scenario che non contempli questo rischio”.

D’altronde, per mesi gli spread sono stati placidi: quelli italiano e spagnolo hanno pascolato sui minimi dell'inverno 2010. In aprile e maggio, poi, un calo ulteriore, nonostante il quasi default di Cipro a ricordare come l'eurozona fosse tutto tranne che stabilizzata. Ora la tregua è finita, almeno così ha sentenziato nel suo ultimo report Janet Henry, capo economista di Hsbc per l’Europa: “Ultimamente un senso di calma ha pervaso i mercati obbligazionari dei paesi periferici. Comunque sia, l’aumento a livello globale dei rendimenti dei bond, che ha portato con sé anche un aumento degli yields nei periferici, ci ricorda che presto i fondamentali potrebbero tornare a contare ancora. Attualmente, i periferici sono ben lontani dall’essere stabilizzati. Non c’è ritorno alla crescita, i tassi di disoccupazione stanno salendo a livelli socialmente inaccettabili e le proiezioni sul debito continuano a essere riviste. Questa realtà economica ci suggerisce che i mercati finanziari potrebbe risvegliarsi brutalmente dallo stato d’animo compiacente avuto finora. La calma, come quella attuale, non è reale”.

E in effetti le stime di crescita per i paesi più esposti continuano a essere riviste. Ieri Barclays ha abbassato le stime sulla crescita dell’Italia per il 2013 e 2014, in base a una proiezione della domanda interna più bassa del previsto. Il nostro Pil dovrebbe quindi contrarsi dell’1,7% quest’anno e salire dello 0,8% il prossimo, contro le stime precedenti di -1,5% e +1%. Ma c’è di peggio. In una nota, il capo economista di Citi per l’Europa, Willem Buiter, parla a chiare lettere di debiti sovrani in traiettoria ormai insostenibile per Cipro, Grecia, Irlanda, Italia, Portogallo e Spagna. Paesi che per Citi dovranno affrontare - tutti, più la Slovenia - una ristrutturazione del debito entro il 2017.

E che, come vi dico da tempo, il caso Grecia è ben lungi dall’essere risolto, non ce lo ricorda solo il crollo del prezzo del nuovo bond ristrutturato, ma anche il fatto che ieri Msci, i cui indici equity sono tracciati da investitori con un totale di 7 triliardi di dollari in assets, ha operato un downgrade della Grecia, portandola allo status di “Paese emergente”, a causa principalmente del crollo dell’83% della capitalizzazione della sua Borsa dal 2007 a oggi.