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FINANZA/ Il kamikaze della Fed rischia di affondare l’Italia

Pubblicazione:venerdì 14 giugno 2013 - Ultimo aggiornamento:venerdì 14 giugno 2013, 10.10

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È tempo di confronti storici per stabilire se, per dirla con Reinhart-Rogoff, “stavolta è diverso...”. Proviamo a farne qualcuno. Il primo è d’obbligo. Nel 1937 l’Amministrazione Roosevelt si trovò a fronteggiare una seconda onda di Great Depression. A provocarla fu un errore di valutazione del governo e della banca centrale. Grazie alle misure espansive adottate dopo il 1933, il reddito nazionale americano era risalito a 72 miliardi di dollari contro i 40 del 1932 (sempre sotto agli 82 miliardi del ‘29), anche se c’erano ancora 4,5 milioni di famiglie che vivevano di sussidi e 7,3 milioni di disoccupati. Ma a Washington, spaventata dalla massa del credito cresciuta a 30 miliardi di dollari, prevalse l’allarme per l’inflazione e partì la stretta sui tassi. Il risultato? L’indice della produzione crollò da 117 (agosto 1937) a 76 (magio 1938) e i disoccupati salirono di altri 4 milioni di unità. Fu lo shock che spinse Roosevelt ad adottare una politica aggressiva, di stampo keynesiano. Difficile capire, però, come sarebbe andata a finire se lo scoppio della guerra in Europa non avesse drammaticamente cambiato lo scenario anche oltre Atlantico.

Quasi in parallelo si svolgeva la parabola politica del visconte Takahashi, prima governatore della Bank of Japan e poi, dal 1931 al 1936, quasi ottantenne, ministro delle Finanze del governo imperiale. Dopo aver abbandonato il gold standard, Takahashi asseconda la discesa dello yen (alla fine avrà svalutato del 40%). I tassi d’interesse vengono dimezzati, dal 6% al 3%. La Banca del Giappone effettua acquisti massicci di titoli governativi, un Quantitative easing ante litteram assai lodato ai tempi nostri dallo stesso Ben Bernanke. Inoltre, la spesa pubblica viene subito aumentata nonostante il Giappone abbia già un debito pubblico pari al 50% del Pil, per l’epoca molto alto.

Le esportazioni migliorano rapidamente, poi è la volta dei consumi e infine degli investimenti. Dal 1932 al 1936, gli anni di Takahashi ministro, il Pil giapponese cresce del 55%. Ma cresce anche la spinta degli ambienti ultranazionalisti. Takahashi viene ucciso da un colonnello nel 1936 nel corso di un golpe organizzato da quell’esercito che tanti vantaggi aveva ricavato dalla nuova politica economica. Il golpe fallisce, ma i partiti si ritirano sempre più dalla scena. Sotto pressione dell’esercito e della marina le spese per il riarmo accelerano. L’inflazione, molto contenuta sotto Takahashi, diventa iperinflazione. “È l’ennesima prova - ha commentato su Il Rosso e il Nero Alessandro Fugnoli di Kairos - del fatto che le politiche di reflazione, corrette quando abbondano le risorse inutilizzate, diventano pericolose quando chi ha il potere si ingolosisce (e accade quasi sempre) e forza la crescita oltre i limiti del sistema”.


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