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AUMENTO IVA/ Arrigo: l’Italia si "impicca" per fare un piacere alla Merkel

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Enrico Letta e Angela Merkel (Infophoto)  Enrico Letta e Angela Merkel (Infophoto)

“La mia linea è la stessa di Saccomanni: in alcuni casi si auspica che l’Iva non aumenti, ma le cose che dico io danno conto realisticamente della situazione. Non si ha la possibilità di fare cose miracolose: se fosse possibile io l’Iva la porterei anche al 19%”. È quanto ha dichiarato a Porta a Porta Flavio Zanonato, ministro dello Sviluppo economico, il quale ha aggiunto che “dobbiamo fare un discorso di verità: Brunetta e Schifani sono degli ottimisti della volontà, ma io devo avere il pessimismo dell’intelligenza”. Il Pdl in ogni caso torna a ribadire la necessità di evitare l’aumento dell’Iva e di arrivare alla cancellazione dell’Imu. Ilsussidiario.net ha intervistato Ugo Arrigo, Professore di Finanza Pubblica all’Università Bicocca di Milano.

 

Che cosa ne pensa del fatto che il governo sembra orientato a non bloccare l’aumento dell’Iva?

In questo modo il governo perde un’occasione molto importante per dare un segnale all’economia italiana. Bloccare l’incremento dell’Iva avrebbe voluto dire che questa politica dell’inasprimento indiscriminato delle aliquote fiscali ogni volta che manca il gettito non si farà più. Al contrario, l’indicazione che emerge da un ritocco dell’Iva è ulteriormente recessivo.

 

In quale altro modo si poteva reperire il gettito che si trova con l’Iva?

Il gettito di questi aumenti esiste soltanto sulla carta. Alzare le aliquote quando gli imponibili sono in picchiata non produce nessun beneficio dal punto di vista del bilancio. In altre parole, questo 1% di Iva in più non produrrà nessun gettito in più, perché la gente continuerà a consumare di meno. Allo stesso modo il precedente aumento dal 20% al 21% ha portato a un calo del gettito.

 

Ci può dare anche qualche numero in merito?

Da quando nel settembre 2011 è stata aumentata l’Iva dal 20% al 21%, in Italia i consumi reali sono diminuiti del 6,6%. Poiché il 21% si applicava solo sull’aliquota più alta, di fatto il reale inasprimento fiscale è stato del 3,5%. Ciò significa che l’effetto negativo sui consumi è stato pari al doppio rispetto all’aumento dell’aliquota. Nei cinque anni dell’ultima legislatura, quindi dall’inizio della crisi a a oggi, c’è stata una recessione impressionante. Dal primo trimestre 2008 al primo trimestre 2013 il Pil è calato dell’8,7% e gli investimenti del 26%.

 

Possibile che i fautori dell’austerity non siano a conoscenza di questi dati?



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