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IL CASO/ Il "nuovo Reich" che porta l’Europa al suicidio

A Karlsruhe la Corte costituzionale tedesca sta giudicando il programma Omt della Bce. In gioco, spiega RAFFAELE IANNUZZI, in realtà c’è però molto di più

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Quando don Giussani - nei primi anni ’90 del secolo troppo infantilmente ridotto a materia sterilmente archivistica o, peggio ancora, veterodottrinale - definì Berlusconi come “l’uomo della Provvidenza”, qualche scaltro commendatore delle carte italiche si scandalizzò, chissà forse reputando inaccettabile l’accostamento tra l’uomo della Provvidenza, anche detto zio Ben, e quel nuovo politico, tutto tranne che homo novus, ma già così vitalisticamente accattivante per il nostro mercato politico. È sempre così: i moralisti sbagliano, perché prima giudicano e poi, mentre sperano di innalzare gogne pubbliche, vengono superati, quando non travolti, dai fatti. Don Giussani aveva visto giusto, sui moralisti un tanto al chilo non sprechiamo altro inchiostro.

Insomma: Berlusconi frenava l’ascesa egemonizzante dei cosiddetti “post-comunisti”, mentre la vera sinistra creativa e italiana giaceva barcollante, fino al sopraggiungere, alla fine di quel devastante decennio, alla morte del più geniale politico italiano, insieme a De Gasperi, Andreotti, Fanfani e qualche altro ispirato dal genio patrio: Bettino Craxi. Niente nostalgia, sempre canaglia. Ma un fatto è oggi incontrovertibile: questa genìa post-comunista, sconfitta, sta perdendo, sul piano ideologico, in Europa; non ha retto con la tecnocrazia al governo; e oggi sta con la destra berlusconiana a fare governance di medio-alto livello, con risultati apprezzabili, fermo restando che, nel nulla, un punto fermo è sempre un punto fermo, cioè qualcosa di vero e solido. Da sostenere.

Ecco, siamo giunti al momento della verità: se vuoi tenere in Italia, devi fare la battaglia contro la Germania, in Europa e per l’Europa. Linea berlusconiana al grado zero: dopo il governo di larghe intese, il Cavaliere incassa anche questo punto. Niente apologetica da osteria, qui il nodo è un altro e puzza di storia lontano un miglio. Osserviamo i dati: se il Telegraph, quotidiano inglese di punta, dice grazie a Berlusconi per questa strepitosa boutade così intrisa di realismo e senso della storia e, accanto alle sue dichiarazioni, si allineano, in modi e forme specifici, tanto il Fondo monetario internazionale, nella persona del suo direttore generale, la francese Christine Lagarde, che il capo della Banca mondiale, Jim Yong Kim, per non parlare, tra i giornalini, del Financial Times, qui la questione è così sintetizzabile: Roma locuta, causa finita.

Tradotto in analisi politica del rischio: se a Karlsruhe, i giudici della Corte costituzionale tedesca, smontano il giocattolo di Draghi, dal suggestivo acronimo Omt (Outright monetary transactions), salta l’Europa come risposta storica ai bisogni politici di oltre 600 milioni di abitanti del pianeta. Né più, né meno. A questo livello, entrano in gioco molte variabili, ma una tra tutte determinerà la deriva politica di questa vicenda: la qualità storica e culturale delle élites al comando in Europa. La Germania non è né un feticcio, né un ostacolo in assoluto: è soltanto un vincolo che ha cessato di essere opportunità da troppo tempo e ora qualcuno, ancorché vincitrice in patria, pagherà il conto di questa realtà ormai universalmente riconosciuta.


COMMENTI
19/06/2013 - Analizzare (luisella martin)

Quando é chiaro il motivo per cui succede qualcosa, l'analisi non é più solo un diritto, ma diventa un dovere, perché tutti capiscano. Nell'Europa dei Reich, dal primo al probabile quarto? che stiamo vivendo, le decisioni sono state prese a fin di bene, ma l'ideale a cui si tendeva, dall'Europa medioevale ad oggi, é servito a suddividere, non a riunire, anche se mascherato da fine religioso. Gli storici hanno dimenticato che a firmare le "leggi speciali" dell'inquisizione c'era anche l'Imperatore Tedesco?. Nemmeno il Papa Emerito, pur essendo tedesco, è riuscito ad ottenere che l'Europa fosse detta cristiana; evidentemente vogliamo confrontare le nostre miserie senza avere un metro di giudizio più alto di noi, forse ne abbiamo paura! E'questo, a mio modesto parere, ciò di cui dobbiamo avere il coraggio di discutere fra politici e uomini comuni, credenti e non credenti, cristiani e mussulmani. Quando provo ad analizzare i fatti recenti e gli importanti attori che si sono fatti carico di responsabilità comuni (Giovanni Paolo II,Don Giussani, Berlusconi, Bersani, B.Croce, B.Craxi ecc.)mi vengono in mente le parole di Benedetto XVI che ha detto: "un cristiano non deve inchinarsi davanti ad un altro uomo", anche se é un grande uomo o un grande Santo! Guardiamo più in alto con fiducia, forse, per imitazione, lo faranno anche gli altri, Merkel compresa.