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IL CASO/ Fassina: Berlusconi vuol sforare il 3%? I patti con l’Ue sono "colpa" sua

Per STEFANO FASSINA occorre trovare le risorse per coprire un rinvio dell’aumento dell’Iva all’anno prossimo e poi procedere alla cancellazione dell’aumento con una legge di stabilità

Stefano Fassina (InfoPhoto) Stefano Fassina (InfoPhoto)

Il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, ha sottolineato che dopo l’approvazione del cosiddetto decreto del fare sono necessarie decisioni “ragionate e ragionevoli” su un eventuale rinvio dell’aumento dell’Iva che dovrebbe scattare in luglio. “Dobbiamo prendere misure ben ponderate, tenendo conto di tutti gli aspetti - le parole del ministro -. Abbiamo bisogno del tempo necessario per fare un’azione fiscale ragionata e ragionevole”. Stefano Fassina, viceministro dell’Economia e membro della segreteria del Pd, a ilsussidiario.net spiega che in ambito fiscale «dobbiamo stabilire un ordine di priorità e per quanto mi riguarda la priorità è cancellare l’aumento dell’Iva. Occorre trovare le risorse per coprire un rinvio dell’aumento dell’Iva all’anno prossimo e poi procedere alla cancellazione dell’aumento con una legge di stabilità».

 

Proprio in ambito fiscale, secondo Berlusconi il governo Letta dovrebbe chiedere all’Ue di poter sforare il limite del 3% nel rapporto deficit/Pil. È d’accordo con lui?

Non sono d’accordo con Berlusconi. Non dobbiamo chiedere deroghe per l’Italia. Dobbiamo proporre un cambio di rotta della politica economica per l’insieme dell’Eurozona. Soprattutto, Berlusconi dovrebbe ricordare che fu lui a firmare il Six Pack, le direttive che sono state poi trasformate nel Fiscal Compact. È stato inoltre sempre il Cavaliere che ha impegnato l’Italia al pareggio di bilancio nel 2013.

 

Le stime sul Pil dell’Italia sono continuamente riviste al ribasso. Quali effetti avrà sulla crescita il “decreto del fare”?

Effetti positivi, perché è un decreto che si concentra sul sostegno alla domanda, e in particolare a quella di investimenti, che prioritaria per far ripartire l’economia. Le misure di sblocco delle risorse per i cantieri d’importanti opere infrastrutturali, il credito agevolato alle imprese per l’acquisto di macchinari, il potenziamento del fondo di garanzia, la messa in sicurezza delle scuole attraverso i fondi Inail, l’intervento sui costi dell’energia sono tutte misure che vanno a sostegno della domanda e che danno certamente un contributo positivo per rianimare l’economia.

 

Il decreto del fare non scioglie però il nodo fiscale. In che modo è possibile trovare un’unità di visione di Pdl e Pd su Imu e Iva?

Tutti condividiamo l’esigenza di evitare l’aumento dell’Iva. Nei partiti c’è chi ha maggiore o minore disponibilità alle soluzioni necessarie ad arrivare all’obiettivo. Il lavoro è in corso, e dobbiamo trattare insieme tutte le partite. Il bilancio dello Stato è uno, e quindi c’è una connessione stretta tra Iva, Imu e interventi per l’occupazione. Dobbiamo stabilire un ordine di priorità e per quanto mi riguarda la priorità è cancellare l’aumento dell’Iva.

 

Nei 250 miliardi di euro l’anno destinati alle agevolazioni fiscali è possibile trovare le risorse per bloccare l’Iva?