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Economia e Finanza

FINANZA/ 2. Fortis: ecco come l’Europa ci ha "fregato"

Che l’austerità europea sia stata un errore sta diventando sempre più evidente. Cosa fare però ora per invertire la rotta? Ne abbiamo parlato con MARCO FORTIS

Angela Merkel (Infophoto)Angela Merkel (Infophoto)

Che l’austerità sia stata un errore sta diventando sempre più evidente e persino il Fondo monetario internazionale si è “scusato” con la Grecia per le misure messe in atto dalla Troika. In effetti i danni sono stati tanti e diffusi: se l’economia langue in Italia, come in gran parte del Sud Europa, non è di certo florida in Germania, il cui Pil ha preso a crescere a suon di zero virgola. Tutta colpa, come ha scritto Marco Fortis ieri su Il Sole 24 Ore, di un modello basato solo sul rigore e che ha messo in secondo piano la crescita. Ma se è vero che l’Ue dovrebbe ammettere gli errori sull’austerity italiana, come suggerisce l’economista e vicepresidente della Fondazione Edison, cosa dovrebbe seguire a queste “scuse”? Lo abbiamo chiesto a Fortis stesso.

Se l’Ue ha sbagliato, vuol dire allora che ha ragione Silvio Berlusconi quando dice che l’Italia dovrebbe chiedere di sforare la soglia del 3% nel rapporto deficit/Pil?

Non mi sembra il caso di auspicare che Letta prenda iniziative di questo genere. Abbiamo visto già nel 2011 cosa comporta fare “di testa propria”: siamo stati sottoposti a delle misure che Monti ha dovuto mettere in atto, come il pareggio di bilancio anticipato. Mi sembra che non sia neppure il caso di mettersi a questionare sulla capacità di un Governo di contrattare o meno in Europa, perché nell’estate del 2011 ne ha avuta molta meno di quella dimostrata da Monti prima e Letta poi.

Cosa bisogna fare allora?

Il problema non è cominciare una guerra di religione sul 3%, ma continuare a lavorare ai fianchi l’Europa, insistendo tenacemente sulle misure per lo sviluppo e l’occupazione. L’attuale Governo ha nella sua compagine delle persone qualificate, che possono mostrare in sede comunitaria gli errori che l’Europa sta facendo. Proprio perché siamo usciti dalla procedura d’infrazione, abbiamo tutta l’autorevolezza per dire: l’abbiamo fatto, ma guardate in che stato ci avete ridotto. Non si tratta di chiedere di sforare i parametri del deficit, ma di far notare: era poi necessario arrivare sotto il 3% già quest’anno? Se fossimo rientrati l’anno prossimo per voi sarebbe cambiato qualcosa? Non avremmo forse meno disoccupati? Non avremmo forse importato più auto tedesche, con vantaggi quindi anche per la Germania? Credo che poi ci sia modo di sparigliare un po’ le carte.

In che senso?