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SPILLO/ L’Ilva di Taranto riporta in vita lo Stato-Leviatano

Pubblicazione:domenica 2 giugno 2013

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Anche su questo punto, si è limpidamente espresso Sapelli, in una trasmissione televisiva e poi in altri interventi: la politica economica è materia non delegabile in toto alla Ragioneria generale dello stato. Punto. Sono completamente d’accordo. In linea anche con quanto sostenuto da Sapelli nel saggio L’inverno di Monti, che dovrebbe essere studiato a fondo, anche alla luce di quanto avvenuto a partire dall’esito delle ultime elezioni politiche. L’attuale governo, che sta lavorando con quel mix di ragionevolezza ed etica della responsabilità necessarie, è figlio della crisi descritta in quelle pagine.

Ecco, questo è lo scenario, che non fa decadere l’idea-forza di uno stato sanamente imprenditore, ma costringe quest’ultima a purificarsi da scontatezze e determinismi dovuti anche soltanto allo stato di necessità attuale, perché la partita è stata, è e sarà, durissima su questo versante. Perché le élites che si sono impossessate della macchina burocratico-statuale, del leviatano minore ma non per questo meno funzionante rispetto a quello del tempo che fu, non mollano e non molleranno la presa sulla stanza dei bottoni e ciò non per cattiveria congenita, figuriamoci, ma per oggettiva funzione dedicata alla sopravvivenza individuale e strutturale di catene di comando solidamente fondate e corroborate in decenni di “manovalanza” interna.

È legge di natura che i patrimoni conquistati a forza di sudore e sacrifici non si gettino alle ortiche, anche se a richiederlo fosse l’urgenza della crisi o altra oggettiva e imprescindibile ragione. Tra parentesi: questo percorso di crescita ipertrofica di questo genere di razza padrona tecno-burocratica è fonte che alimenta una nuova specie di nichilismo, il tecno-nichilismo. Ma su ciò, alla prossima puntata.



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