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Economia e Finanza

FINANZA/ 1. Quei 73 miliardi per il decreto del fare (a stelle e strisce)

Enrico Letta è tornato dal G8 con la certezza di poter contare su Washington. Tuttavia l’Italia deve anche approntare le giuste riforme economiche. L’analisi di STEFANO CINGOLANI

Enrico Letta (Infophoto)Enrico Letta (Infophoto)

L’amico americano c’è: Enrico Letta è tornato da un G8 pressoché inutile in Irlanda del Nord, con questa unica certezza. L’invito alla Casa Bianca dimostra che Barack Obama ancora una volta è pronto a un’apertura di credito verso il governo italiano, come già aveva fatto con Mario Monti, ma guai a illudersi che sia un assegno in bianco. Lo ha fatto capire chiaramente il consigliere della Casa Bianca Ben Rhodes. Gli Stati Uniti chiedono all’Italia un coinvolgimento in Libia per “aiutare le forze di sicurezza”, un appoggio in Siria (le truppe italiane del resto sono in Libano), un sostegno nella trattativa sull’area di libero scambio tra Ue e Usa, insomma vogliono che Roma sia protagonista attiva nell’area calda del Mediterraneo e un solido alleato atlantico.

Sul piano economico interno, Rhodes ha parlato in modo chiaro: il governo italiano deve realizzare il consolidamento delle finanze pubbliche e le riforme strutturali per aumentare la competitività. Non l’austerità senza sviluppo, ma il rigore con la crescita. Si sa che gli americani non stanno con i tedeschi, anzi si deve ai ripetuti interventi degli Stati Uniti nel 2010 e 2011 se la Grecia sta ancora nell’euro e se l’Italia, sia pur messa all’angolo, è rimasta in gioco. Sono dollari quelli che la Bce ha preso in prestito dalla Fed quando doveva sostenere le banche europee rimaste all’asciutto. E parla inglese l’interventismo di Mario Draghi, che anche per questo ha suscitato l’irritazione teutonica.

La carta americana è per l’Italia un vero e proprio asso nella manica. In Europa, del resto, siamo soli, non v’è da farsi illusioni. Gli spagnoli non saranno mai veri alleati, anche loro subiscono il fascino/ricatto della Germania. Quanto a François Hollande non romperà l’asse renano, tutt’al più cercherà di allargare la riva francese. La Gran Bretagna è fuori dalla partita geopolitica che si gioca sullo scacchiere continentale. E l’Italia ha un solo vero alleato: Washington. Vedremo se il governo Letta saprà sfruttare questa chance. Certo è che non può farlo se non avrà compiuto quel salto che tutti ancora attendono.

“La luna di miele sui mercati finanziari per i paesi ad alto debito e bassa crescita sta finendo”, sostiene Stefano Micossi. I tassi a lungo termine sulle obbligazioni greche sono risaliti sopra il 10%, quelli portoghesi al 6,5%, quelli spagnoli e italiani verso il 4,5%. Passata la sbornia delle politiche ultra-espansive, i mercati ricominciano a guardare le variabili economiche fondamentali, e i conti non tornano. Le misure di sostegno europeo sono piccola cosa; di una vera significativa azione comune, neanche a parlarne. Anche perché c’è una incompatibilità di fondo: “Per aggiustare il debito, i paesi della periferia hanno bisogno di inflazione, ma per recuperare competitività rispetto alla Germania hanno bisogno di deflazione interna”.