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Economia e Finanza

FINANZA/ 2. I numeri che fanno "ballare" la Cina

Certo, la Banca centrale cinese ha obbligato le banche a mettere da parte riserve per oltre 3 triliardi di dollari, quindi un cuscinetto che può essere schierato a difesa degli istituti in caso di crisi, ma questo potrebbe non essere sufficiente, dato il livello spaventoso del boom del credito, passato da 9 a 23 triliardi di dollari dal 2008 a oggi. In cinque anni, la Cina ha replicato l’intero sistema bancario commerciale statunitense. La ratio credito/Pil è salita di 75 punti percentuali al 200%, cinque volte la crescita degli Usa nei cinque anni precedenti la bolla subprime o quella giapponese pre-crisi del Nikkei nel 1990.

A Fitch non hanno dubbi: «Questo va oltre qualsiasi cosa abbiamo visto finora in una grande economia. Non sappiamo come potrà andare a finire, i prossimi sei mesi saranno cruciali. Il problema, poi, non è soltanto di tenuta del sistema bancario o delle sue conseguenze sistemiche, visto che lo Stato ha parecchie armi dalla sua parte, ma cosa questa dinamica significa per la crescita e per i rischi sociali e politici a essa connessi». Non sono del tutto d’accordo: lo Stato non può più agire come fece sul finire degli anni Novanta, anche perché con il credito al 200% del Pil, il numeratore cresce a velocità doppia del denominatore. Di più, come dimostra questo grafico, la Cina ha a che fare con un moltiplicatore keynesiano fatto in casa.

Ovvero, per quanto il politburo abbia continuato a iniettare liquidità su liquidità nel settore privato - di fatto la fonte primaria della crescita cinese - l’aumento incrementale del Pil ha assunto un trend sempre più basso. Certo, non siamo ai livelli degli Usa, dove grazie alla Fed il moltiplicatore è negativo: qui ci sono ancora flebili reazioni del Pil agli impulsi del credito, ma, da oggi in poi, ogni successiva risposta del Pil sarà sempre più debole, anche se - come apparirebbe normale - le iniezioni di liquidità diverranno sempre più grandi. Ma ieri, con una mossa a sorpresa, la Banca centrale cinese non solo non ha pompato liquidità nel sistema, ma ne ha drenato dal mercato 2 miliardi di renmibi, circa 325 milioni di dollari, una scelta che può avere un’unica spiegazione: si vuole mandare un segnale di allarme alle banche commerciali e agli emittenti credito, facendo loro capire che l’espansione incontrollata del credito, soprattutto attraverso il sistema bancario ombra, non verrà conformata. Ovvero, la Banca centrale non si lancerà in operazioni espansive, in un offsetting di Stato.