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Economia e Finanza

FINANZA/ 2. I numeri che fanno "ballare" la Cina

Da Pechino arrivano segnali decisamente poco incoraggianti sullo stato di salute dell’economia cinese. E qualche numero conferma i timori. L’analisi di MAURO BOTTARELLI

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Che le agenzie di rating non siano il Vangelo è cosa nota fin dai tempi ingloriosi dei subprime, ma questa volta l’allarme è fondato e lanciato con anticipo: la Cina traballa paurosamente. Il direttore della filiale di Pechino di Fitch, Charlene Chu, non ha dubbi: «Il modello di crescita basato sul credito sta chiaramente andando in pezzi. C’è il rischio di un deflazione in stile giapponese dovuta a un problema di enorme sovra-capacità. Inoltre, non c’è alcuna trasparenza nel sistema bancario ombra e il rischio sistemico sta salendo. Non abbiamo idea di chi presti denaro, di chi lo prenda in prestito e tantomeno della qualità degli assets». Eppure il dato delle sofferenze bancarie direbbe il contrario, visto che è solo dell’1%, ma questo indicatore non offre più alcuna fiducia: trust, fondi, veicoli offshore e altre forme di prestito non regolamentato pesano ormai per la metà del nuovo credito generato.

E quando si è in situazioni simili, non significa niente dare vita a off-load di asset tossici, lo si può fare in maniera industriale. Il problema è che l’esposizione bancaria alla proprietà, semplicemente, non è a bilancio come proprietà. I cosiddetti trust products, un segmento del sistema bancario ombra, pesano ormai per 1,4 triliardi di dollari e giorno dopo giorno arrivano notizie sempre meno incoraggianti. La scorsa settimana vi ho già raccontato di come la Bank Everbright sia andata in default tecnico su un prestito a breve, mandando lo Shibor sulla luna e segnalando quindi un prosciugamento della liquidità: e come sempre accade, gli stress vengono generati nella periferia, ma poi si propagano verso il cuore, come ci dimostrano i continui default dei trust products.

I tassi interbancari a breve sono saliti già di 200 punti base, portando gli interessi per un prestito a un mese o meno al record dell’8%. E se lo Shibor continuerà a salire, gli effetti saranno a cascata sulle banche e danneggeranno la crescita sul finire di quest’anno, con conseguenze sul prezzo delle commodities e dei mercati emergenti globali: non a caso, quasi tutte le banche d’affari e anche il Fmi hanno rivisto al ribasso le stime del 2013 per la Cina, attorno al 7,7%. Inoltre, Fitch mette in guardia sul fatto che i prodotti di gestione del patrimonio, 2 triliardi di dollari, in realtà altro non siano che «un secondo bilancio nascosto delle banche, creati per evitare i controlli dei regolatori riguardo gli eccessi». Insomma, siamo di fronte a una Northern Rock, a una Lehman Brothers all’ennesima potenza, visto che metà di quei prestiti devono subire il roll-over ogni tre mesi e un altro 25% ogni sei: e quando i mercati di capitali si congelano, le liabilities a breve termine diventano armi di distruzione di massa.