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Economia e Finanza

FINANZA/ Chi c’è dietro il nuovo "attacco" alla Grecia?

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Motivo della rottura tra Venizelos (Pasok) e Kouvelis, le divergenze sorte tra i leader riguardo il numero dei dipendenti della Ert che dovrebbero essere riassunti nella nuova azienda tv statale e il tipo di contratto che dovrebbe essere loro garantito. Insomma, la Rai greca rischia di portare il Paese di nuovo nel caos istituzionale. Venizelos, da parte sua, ha detto che il Pasok continuerà a sostenere il governo, perché non vuole la crisi, né le elezioni anticipate, ma ha anche ribadito senza mezzi termini che adesso occorre mettere da parte la questione della Ert e discutere di problemi più seri come quello dell’aggiornamento dell’accordo programmatico fra i partiti che compongono il governo.

Insomma, un gran pasticcio. L’ennesimo. Che però non deve stupirci. La Grecia è fallita da tempo, si vuole soltanto mantenerla in vita fino a quando farà comodo, ma nelle stanze che contano la strategia è chiara da tempo: fiaccare Atene e con essa Cipro e costringerli ad andarsene volontariamente dall’euro, aprendo uno scenario completamente nuovo in seno all’Unione. Non si spiega altrimenti quanto accaduto nell’ultimo mese, esattamente dal farsesco upgrade del rating sovrano greco operato di Fitch, mossa talmente strumentale da portare il governo greco a rendere noto come dal prossimo anno la Grecia sarebbe potuta tornare sui mercati di finanziamento: troppo uzo a volte fa dare i numeri.

Una cosa è certa: c’è qualcuno che sta manovrando la vicenda. C’è un joy-stick invisibile, c’è una regia che sta pilotando la situazione greca. Ce lo conferma Wolfango Piccoli, direttore operativo alla Teneo Intelligence, a detta del quale, «nonostante le attuali turbolenze politiche, è molto improbabile che il governo collassi in tempi brevi e si giunga a uno scenario di elezioni anticipate. Diversamente, l’instabilità politica se dovesse crescere potrebbe aprire la porta all’ipotesi di ritorno alle urne nel medio termine». Per David Lea, analista per l’Europa alla Control Risks, «una crisi politica non sarebbe accettata dalla troika, nessuno però pensa che il governo attualmente in carica possa resistere più di due anni, metà della legislatura. Ora siamo a un quarto. Al momento, non vedo rischi di collasso. Inoltre, quella del Fmi mi pare solamente una minaccia. Certo, la Grecia non è completamente conforme agli obiettivi prefissati, ma stanno facendo il minimo sindacale affinché nessuno si arrabbi troppo con loro. Perché la troika dovrebbe scegliere l’opzione nucleare quando il clima è relativamente tranquillo e il concetto di “Greecovery” è in atto, anche se con toni esageratamente entusiasti».

Già, troppo entusiasmo. Lo dico da mesi. Guardate questo grafico: ci mostra l’andamento ieri mattina del prezzo del nuovo bond decennale ristrutturato greco, quello di cui molte banche centrali non hanno voluto rinnovare l’acquisto contribuendo al “buco”. Da metà aprile ha perso il 22,48% e ieri era trattato a 52,953 centesimi sull’euro: sapete cosa vuol dire? Che se rompe il supporto di 50 fissato per quest’anno, parte la sell-off e viene giù tutto per chi se lo ritrova in portafoglio. Le banche centrali no, loro col kaiser che l’hanno ricomprato: molte banche commerciali sì, però, e ora cercano disperatamente di piazzarli da qualche parte, quasi a qualsiasi prezzo.