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Economia e Finanza

SCENARIO/ 2. Bagnai: l’aumento dell’Iva? Inutile se non si esce dall'euro

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Perché si teme di dover pagare un costo politico troppo alto: entrammo nell’euro nella convinzione che saremmo diventati più ricchi. Tutte le forze erano d’accordo. In realtà, ci siamo impoveriti. Chi avesse il coraggio di dire come stanno le cose, e che in realtà le andarono in maniera decisamente diversa da quello che ci si aspettava, si prenderebbe, elettoralmente, una pesante batosta. Siccome l’orizzonte della politica è il brevissimo termine, i problemi di struttura saranno sempre rinviati; e quello dell’euro, ovvero la modalità con cui stiamo in Europa, è un problema strutturale fondamentale.

 

Cosa dovremmo fare?

A Bruxelles sanno che sarebbe necessario suddividere l’Eurozona in due. Credo che alla fine ci arriveremo. Si può riflettere sul fatto che se un Paese esce dall’euro, tornando ad una valuta forte, genererebbe meno panico nei mercati. Se la Germania uscisse verso il marco non sarebbe una cattiva idea.

 

Considerando i timori della politica di cui lei parla, su cosa potrebbe, realisticamente, concentrarsi il dibattito interno al governo?

Oggettivamente, i gradi di libertà del governo sono decisamene pochi. Anzitutto, perché non è riuscito a contrattare con l’Ue margini di rientro dal deficit eccessivo più favorevoli all’effettuare politiche espansive. Considerando i vincoli che tutti ormai ritengono assurdi, ma che nessuno mette in discussione per non pagarne i costi politici, siamo condannati allo stallo. E’ questa la ragione per la quale Saccomanni insiste nel dire che di soldi non ce ne sono. Il fatto che il governo non sia politicamente coeso, infine, non facilita il compito.

 

(Paolo Nessi)

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