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FINANZA/ 2. Il "test" che boccia l’euro

Pubblicazione:martedì 25 giugno 2013 - Ultimo aggiornamento:martedì 25 giugno 2013, 8.31

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Oggi viviamo la situazione paradossale per cui la moneta ufficiale, invece di favorire l’economia reale, ne è l’ostacolo: pagamenti che non si realizzano e transazioni che si rimandano per mancanza di euro. Ma l’euro è vera moneta? Cosa ci dice l’esperienza che facciamo tutti i giorni? A questa dobbiamo rimandare la nostra conoscenza, non a quello che media di tutti i tipi ci spingono a pensare. Il primato dell’esperienza: io non conosco nessun’altra religione che abbia questa impostazione così anti-ideologica, al di fuori di quella cristiana. E la stessa Dottrina cristiana è quella che afferma che il primato è per il lavoro dell’uomo, rispetto al capitale. Questo è il punto da cui ripartire per un nuovo sistema monetario. Altrimenti, anche il ritorno a una moneta nazionale non farà che spostare il problema, rendendo un popolo libero da vecchi padroni e schiavo di nuovi.

Ma il punto oggi non è questo. Tale punto non è nemmeno in discussione. Notizia di sabato, in sordina o censurata su tutti i media: i ministri delle finanze, riunitisi a Roma dopo 18 ore di riunione infruttuosa, non hanno raggiunto l’accordo su un meccanismo unico per il fallimento delle banche. Nello stesso giorno, la prima pagina del principale quotidiano economico d’Italia era dedicata alla tassa non pagata dal Ministro Idem.

A cosa si stanno preparando? Cosa non ci stanno dicendo? Si preoccupano del bene comune o di preservare il poteri della finanza a fronte della Grande Depressione in arrivo? “Questa crisi è peggio di quella del 1929”, ha detto il nostro ministro dell’Economia Saccomanni. E cosa stanno facendo per il bene del popolo?

Quello che occorre è una rivoluzione. Una rivoluzione prima di tutto culturale, altrimenti sarà solo violenza che favorisce nuovi potenti.



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