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FINANZA/ 1. Così gli Usa stanno facendo crollare i "nemici" del dollaro

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Il rendimento dell’indice Embi Global per i bonds dei mercati emergenti internazionali è salito a oltre il 6% lo scorso giovedì per la prima volta dal gennaio 2012, spedendo ai minimi storici proprio la lira turca e la rupia indiana, ma non risparmiando nessun’altra nazione emergente. I fondi equity che investono in mercati emergenti hanno vissuto un outfow di oltre 3,4 miliardi di dollari, con le Borse di quei paesi che continuano ad andare in underperformance contro quelle dei paesi sviluppati. L’indice Ftse Emerging Markets ha perso il 15% nell’ultimo mese. Alcuni investitori si dicono certi che si tratti di turbolenze transitorie, dati i fondamentali economici e finanziari di quei paesi e il fatto che, nonostante nell’ultimo anno le cifre macro siano deteriorati, sia a livello di budget che di debito i paesi emergenti stanno meglio di molti occidentali. Infatti, per Andreas Utermann, capo ufficio investimenti di Allianz Global Investors, «questa è un’opportunità di acquisto. Questo è un rallentamento ciclico, ma la storia di crescita di quei paesi rimane intatta».

C’è però il rovescio della medaglia. Una larga parte del mondo in via di sviluppo è diventato con il tempo sempre più dipendente dagli inflows di investitori internazionali per tamponare i deficit di budget e di conto corrente: se la sell-off continua e anzi si intensificherà questo andrà a influire molto negativamente sul dato di crescita anche dei paesi emergenti più sani. Non a caso, Deutsche Bank ha tagliato le sue previsioni economiche sui paesi emergenti come insieme dello 0,6% al 4,9% quest’anno, con Russia, Brasile e India che hanno subito le revisioni al ribasso più nette.

E che qualcosa stia per succedere lo dimostrano anche la fuga di capitali dagli Etf su equity dei paesi emergenti, visto che a febbraio gli outflows avevano toccato quota 25 miliardi di dollari, dato che mostra come i due terzi degli inflows garantiti dal terzo Qe del 13 settembre 2012 abbiano spiccato il volo per tornare a casa. Di più, da quando è iniziato il Qe1 all’inizio del 2009, gli Etf su equity di emerging market avevano registrato inflows totali per 116 miliardi di dollari fino a febbraio scorso, quindi il 21% di quel totale ora è stato spazzato via.

Non va meglio per gli Etf su obbligazionario di quei paesi, il cui outflow è stato di 1,6 miliardi di euro nell’ultimo mese, dai picchi di maggio, ovvero un terzo dei precedenti inflows dall’inizio del Qe3 è stato ritirato. Se invece, anche in questo caso, calcoliamo gli inflows dall’inizio del Qe1 all’inizio del 2009, abbiamo un totale di 18 miliardi di dollari fino a metà maggio, quindi un 9% è tornato a casa. E non è questione da poco. La forte domanda di debito dei paesi emergenti negli ultimi tre anni ha reso molto semplice per il settore corporate, le aziende, di quelle nazioni emettere debito per finanziarsi: il problema è che grosse emissioni obbligazionarie si tramutano facilmente in debolezze quando la domanda rallenta, facendo emergere rapidamente un forte sbilanciamento tra domanda e offerta.


COMMENTI
26/06/2013 - report di Mediobanca Securities (filippo cairo)

Salve Sig. Bottarelli, volevo chiedere se possibile un chiarimento. Nel report di Mediobanca Securities a cura di Antonio Guglielmi, cui è stato dato risalto soprattutto da Il Fatto Quotidiano si fa menzione del fatto che i btp potrebbero essere oggetto di ristrutturazione mentre i bot e gli strumenti del mercato monetario no. esiste una normativa al riguardo circa l'impossibilità di includere questi ultimi nelle eventuali ristrutturazioni o si tratta solo di deduzioni? Grazie per la sua attenzione. Filippo Cairo

RISPOSTA:

Caro Cairo, scusi il ritardo nella risposta. Da quest'anno tutti gli Stati membri dell'Unione possono emettere fino al 45% dei propri titoli di Stato con le cosiddette "clausole di azione collettiva" (CAC), ovvero la possibilità che, in caso di crisi, quei titoli possano veder rinegoziati rendimento e durata, ovviamente se tende a porre quelle clausole sui titoli più a lunga scadenza e onerosi, Btp a 3, 5 e 10 anni. Per titoli a lunga scadenza emessi prima del 1 gennaio 2013, se saranno ristrutturati sarà solo attraverso swap volontario di tipo greco. Cordialmente (Mauro Bottarelli).