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Economia e Finanza

FINANZA/ 1. Così gli Usa stanno facendo crollare i "nemici" del dollaro

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La stessa Banca per i regolamenti internazionali ha scritto chiaro e tondo che il Qe non sta servendo e crea più danno che utile, palesando il rischio di perdite miliardarie a causa dei tassi in crescita e di una nuova crisi bancaria globale. Se il rendimento medio sale di 300 punti base, ci saranno perdite solo sulle securities emesse dal Treasury Usa pari a un triliardo di dollari. E il rendimento del decennale Usa in due mesi ha preso quasi 90 punti base, salendo ieri al 2,6514% dal 2,51% della chiusura di venerdì. Per la Bri, «gli stimoli monetari hanno creato diverse categorie di problemi, tra cui l’aggressiva propensione al rischio, la costruzione di sbilanciamenti finanziari e l’errata allocazione di capitale. Le banche centrali non posso riparare i bilanci di banche e istituzioni finanziarie e non possono garantire la sostenibilità delle finanze fiscali».

Viene da chiedersi perché la Bri parli solo ora, ovvero dopo aver lasciato che le banche centrali iniettassero negli ultimi quattro anni 10 triliardi di dollari nel sistema e ben 16 dal 2000 a oggi, un incremento del 500%, ma tant’è. Meglio tardi che mai. Ma forse è davvero troppo tardi. Una cosa è certa: la fine di questo regime di easy money avrà impatti molto più duri di quelli occorsi precedentemente negli ultimi cinquanta anni, vista la sua durata e volume. Più questi periodi di stimolo durano, più i mercati diventano dipendenti da queste politiche: per usare una metafora che circola nella City in questi giorni, un cambio di regime monetario è come scuotere un albero, non si sa mai chi o cosa potrà cadere.

Brasile, Sudafrica e Turchia sono già cadute, a causa delle politiche della Fed: chi sarà il prossimo?

 

(1- continua)

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COMMENTI
26/06/2013 - report di Mediobanca Securities (filippo cairo)

Salve Sig. Bottarelli, volevo chiedere se possibile un chiarimento. Nel report di Mediobanca Securities a cura di Antonio Guglielmi, cui è stato dato risalto soprattutto da Il Fatto Quotidiano si fa menzione del fatto che i btp potrebbero essere oggetto di ristrutturazione mentre i bot e gli strumenti del mercato monetario no. esiste una normativa al riguardo circa l'impossibilità di includere questi ultimi nelle eventuali ristrutturazioni o si tratta solo di deduzioni? Grazie per la sua attenzione. Filippo Cairo

RISPOSTA:

Caro Cairo, scusi il ritardo nella risposta. Da quest'anno tutti gli Stati membri dell'Unione possono emettere fino al 45% dei propri titoli di Stato con le cosiddette "clausole di azione collettiva" (CAC), ovvero la possibilità che, in caso di crisi, quei titoli possano veder rinegoziati rendimento e durata, ovviamente se tende a porre quelle clausole sui titoli più a lunga scadenza e onerosi, Btp a 3, 5 e 10 anni. Per titoli a lunga scadenza emessi prima del 1 gennaio 2013, se saranno ristrutturati sarà solo attraverso swap volontario di tipo greco. Cordialmente (Mauro Bottarelli).