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ALITALIA/ Le leve del Governo per "aiutare" Colaninno & co.

Se i francesi tengono ancora il pallino di Alitalia, il Governo può comunque fare alcune mosse per salvare la compagnia da un futuro sempre più incerto. Ce le spiega ANDREA BICOTTI

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Il futuro di Alitalia è sempre più incerto. La liquidità è praticamente terminata e di questo ne sono tutti coscienti: sindacati, politica e ovviamente i vertici aziendali. La presentazione del piano industriale è slittata di una settimana, ma ormai il tempo a disposizione è davvero ridotto. Le voci di possibili alleanze si susseguono, ma ogni singola indiscrezione sembra essere un po’ una voce in mezzo a un deserto che si allarga sempre di più. Non ci sono i soldi e per questa ragione si cerca un socio alternativo ad Air France-Klm. I franco-olandesi, che sono il primo azionista di Alitalia con il 25% delle azioni, non sono in ottime condizioni e molto probabilmente sarebbero disponibili a prendere ulteriori quote azionarie dagli imprenditori italiani, senza però spendere un euro.

Il valore dell’azienda non è infatti molto elevato, dato che nel corso dei primi quattro anni di attività ha bruciato circa un miliardo di euro, vale a dire poco meno di quanto messo all’inizio dall’avventura da tutti gli azionisti. L’arrivo degli orientali di Etihad o della russa di Aeroflot, come prospettato recentemente dal ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, potrebbe portare delle risorse fresche e probabilmente potrebbe essere utile ai vecchi azionisti per spuntare qualche euro. Ma il “coltello dalla parte del manico” lo continuano a tenere i francesi, nonostante le affermazioni del Ministro. Air France-Klm è il primo azionista e le compagnie medio-orientali, russe o cinesi, non potrebbero salire oltre il 49%, poiché vettori extra-comunitari.

Sarebbe quindi una quota non di controllo quella detenuta dagli eventuali cavalieri bianchi e bisogna davvero vedere se siano disposti a mettere sul piatto qualche centinaio di milioni di euro per salvare una compagnia che lentamente sta andando verso l’abisso. Lo scenario aprirebbe una lotta all’interno dell’azionariato e non sarebbe certo quello che serve ad Alitalia in questo momento.

Il piano industriale “Torchio” sembra andare nella giusta direzione perché punterebbe sull’intercontinentale e al contempo nel rendere maggiormente hub lo scalo di Roma Fiumicino. Per fare questo servono due condizioni: risorse fresche per prendere nuovi aeromobili a lungo raggio, che costano almeno 200 milioni di euro per ogni singolo aereo; abbassare le tariffe aeroportuali di Roma Fiumicino.


COMMENTI
29/06/2013 - "Aiutare" Colaninno & co. coi soldi nostri? (Giuseppe Crippa)

Vedo che cominciano ad arrivare, non so quanto sollecitati, suggerimenti al Ministro dei Trasporti in merito ai problemi di Alitalia. Ben vengano, a patto che non si traducano in esborsi (o mancate entrate) di denaro pubblico per “salvare” società private che già hanno ricevuto (le società stesse o alcuni loro stakeholder come i dipendenti) molto più di quanto sarebbe stato giusto. Quindi per favore: giù le mani all’Iresa!

 
29/06/2013 - Giuste riflessioni... (Guido Gazzoli)

...ma bisognerebbe capire come mai ci son voluti 5 anni per portare a termine la riflessione che il mercato dell'intercontinentale sia il più redditizio , ergo capire che il piano Fenice era pia allusione. I casi sono due : o i cosiddetti patrioti sono dei perfetti ignoranti oppure tutta l'operazione CAI altro non era che un paravento per coprire altri scopi...piano piano stanno saltando fuori , vedi la faraonica e scriteriata operazione di sviluppo di FCO oppure tutte le operazioni che hanno portato allo stranissimo ruolo di AIRONE in questa faccenda. Il bello è che anche se attualmente un paio di giornalisti abbiano completato l'indagine , nessuno la vuole pubblicare ...pure certi canali TV che fino a ieri sembravano paladini del giornalismo puro . D'altronde , lo ripeto per l'ennesima volta , il miracolo berlusconiano è stato quello di creare dal nulla un'azienda di passamanerie che controlla una Compagnia aerea senza un cent di debito e riesce nell'impresa di poratrla in soli 5 anni alle stesse condizioni del carrozzone statale con 10000 addetti in meno e un costo del lavoro che dal 18% dei ricavi è passato all 8....Ryanair sta all'8,5 %. Davvero manco Nostro Signore sarebbe potuto arrivare a tanto... Guido Gazzoli