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Economia e Finanza

IL CASO/ 1. Grecia e Italia, quei numeri che hanno ucciso la democrazia

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Quando un elettore sceglie il suo candidato e il suo partito lo fa (o lo dovrebbe fare) sulla base di un programma e di valori che non sono solo economici, ma anche morali e di impegno sociale. L'approccio che è sotto i nostri occhi tutti i giorni, invece, suggerisce una volontà opposta in cui l'interesse di pochi vale di più di quello della maggioranza. Stigliz sostiene che siamo nell'evidenza (almeno negli Stati Uniti, ma non solo) di come l'1% della popolazione negli ultimi anni abbia accresciuto privilegi, potere e ricchezze a danno del restante 99%.

Ma c'è di peggio. Questo 1% riesce, in virtù dei mezzi economici, politici e di comunicazione di cui dispone, a far credere al restante 99% che tutte le misure che vengono adottate vadano nella direzione dell'interesse generale, quando invece non fanno che accrescere solo e soltanto il potere di una esigua minoranza. "Il nostro Paese - diceva Teddy Roosvelt nel 1910 - non significa nulla se non significa il trionfo di una vera democrazia (...) di un sistema economico all'interno del quale  a ogni uomo saranno garantite le stesse opportunità di dimostrare il meglio di sé". A queste belle parole, Barack Obama ha aggiunto il 6 dicembre 2011: "La disuguaglianza distorce anche la nostra democrazia. Dà una voce smisurata a pochi che possono permettersi di ingaggiare lobbisti costosi e finanziare in modo illimitato le campagne elettorali, correndo il rischio di svendere il nostro sistema al miglior offerente". Ma allora, se non vogliamo davvero "svendere la democrazia", forse occorre innanzitutto rispettarne le scelte. Forse occorre tornare a rispettare le volontà degli individui, le loro convinzioni e in ultima analisi le loro vite.

Si parla molto di Unione europea, di cosa potrebbe significare per paesi come Italia, Spagna e Grecia uscire dall'euro. Si parla anche, per contrasto, di un uscita dall'euro dei paesi del Nord Europa, quelli che sono i più fervidi sostenitori di una politica del rigore. Ma non si parla mai (o troppo poco) della necessità di affrontare il vero tema dell'Europa. Quello politico e culturale. Quello che dovrebbe portare a trovare valori, programmi e idee condivise che poi possano scaturire in una democrazia compiuta che prende decisioni a maggioranza.