BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

IL CASO/ 1. Grecia e Italia, quei numeri che hanno ucciso la democrazia

Negli ultimi anni, spiega LUCIA ROMEO, abbiamo assistito a decisioni sovranazionali che hanno esautorato le scelte libere e democratiche dei singoli stati. Come Grecia e Italia

Infophoto Infophoto

Qualcosa non va. È questo il sentimento di sottofondo che si percepisce da qualche tempo. E non mi riferisco alle ovvie considerazioni sullo scenario economico, soprattutto dei paesi del Sud Europa. Questa sensazione deriva piuttosto dalle soluzioni che si stanno adottando per tentare di uscire dal momento difficile. Si sta chiedendo alla democrazia di fare un passo indietro in nome di un interesse generale superiore (sic!). Ma superiore a che cosa? Le scelte economiche e gli indirizzi politici degli stati dovrebbero essere pensati, proposti e votati a maggioranza per poi divenire legge a beneficio dei cittadini. Negli ultimi due/tre anni, invece, abbiamo assistito a decisioni sovranazionali che hanno, di fatto, esautorato le scelte libere e democratiche dei singoli stati.

Bastino due esempi per tutti: la Grecia e l'Italia. In entrambi i casi, abbiamo assistito a un intervento deciso del Fondo monetario internazionale, della Banca centrale europea e della Commissione europea che hanno indicato in modo preciso e rigorosissimo il percorso da seguire. Ma hanno fatto anche di più. Pur non essendo organismi i cui membri vengono eletti, hanno deciso quali governi dovessero presiedere all'attuazione del programma, sostituendosi agli elettori dei due paesi. "La resa ai dettati dei mercati finanziari - sostiene Joseph Stiegliz ne Il prezzo della diseguaglianza - è più ampia e sottile di quella che si subisce da parte dell'Fmi, perché coinvolge non soltanto i paesi che si trovano sull'orlo del baratro, ma qualunque Paese debba raccogliere denaro sui mercati del capitale. Se il Paese in questione non fa quel che piace ai mercati, questi ultimi minacciano di abbassare le valutazioni (i rating), di riprendersi i soldi o di alzare i tassi di interesse. Di solito, le minacce funzionano e i mercati finanziari ottengono ciò che vogliono. Potrebbero essere indette nuove elezioni, ma, per come verrebbero presentate agli elettori, questi non avrebbero scelta negli ambiti a cui loro più importa, ossia i problemi dell'economia".

Tutto questo significa che temi come democrazia, autodeterminazione, giustizia, pari opportunità e globalizzazione generano dei conflitti e si pongono spesso come alternativi gli uni agli altri. Abbiamo ancora tutti in mente le manifestazioni di piazza, gli scontri in Grecia dello scorso anno. Di fatto la politica del Paese era arrivata a sostenere la necessità di un referendum che ratificasse le decisioni "suggerite in sede europea". In quella situazione i mercati testimoniarono il loro forte disappunto per una scelta del genere, nel timore che il piano deciso venisse rigettato. Ma allora torniamo a quanto dicevamo in apertura. A quel malessere di fondo. L'economia e i mercati contano più della democrazia?