BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

IL CASO/ 2. Finmeccanica, Ferrovie, Eni: come scegliere i manager di Stato?

Pubblicazione:domenica 30 giugno 2013

Fotolia Fotolia

Mi spiego. Se un Cacciatore di teste deve cercare un manager in Telecom Italia per portarlo in Poste Italiane non mi sembra svolga un ruolo strategico; diverso sarebbe se ci fosse una reale valutazione di profili anche più esterni, internazionali e “fuori dai giochi”.

Un altro problema riguarda invece i dirigenti a riporto dei vertici, quelli di seconda e terza fascia, per i quali si registra il problema della “foresta pietrificata” e della “giungla dei diritti”. Il tema della selezione per questi non è quasi mai affrontato con attenzione, ma vengono spesso “spostati” in cordate al seguito del manager di turno. Suggerirei quindi al dibattito pubblico di non focalizzarsi solo su quello che succede al vertice, ma di verificare cosa succede “sotto”: spesso è più decisivo e importante.

In particolare, si segnala come il diritto del lavoro soffocante e il tema della fiducia distrugge la possibilità di una gestione meritocratica dei dirigenti operativi e si registra, in particolare nella P.a., una situazione dannosa d’irresponsabilità e d’immobilità. Come cittadini e professionisti, non possiamo continuare a vedere una dirigenza folta e numerosa che non decide o gestisce un potere di posizione in modo inappropriato.

Considerato il costo enorme di questa struttura manageriale e l’enorme mole di risorse economiche e strategiche immobilizzate si capisce come gli impieghi per nuove iniziative e per l’occupazione giovanile sarebbero davvero abbondanti se solo si volesse veramente cambiare una situazione davvero intollerabile. I diritti di alcuni, sommandosi alla totale mancanza di tutela di altri, producono una situazione di disuguaglianza intollerabile oltre all’inefficienza e al danno economico. Il diritto al lavoro sancito dalla Costituzione è ormai un diritto alla conservazione di privilegi e di situazioni paradossali, calpestato nel caso di giovani e precari ma ancora fortissimo per dirigenti e manager.

Questo, insieme al controllo di alcuni paradossali diritti acquisiti - pensioni d’oro e rendite di posizione - dovrebbe essere l’obiettivo di un cambiamento sociale e culturale sempre più inevitabile. Le poche risorse impegnate dal Governo su questi temi non sono sufficienti in mancanza di un vero cambiamento di rotta. 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  

COMMENTI
30/06/2013 - A proposito di "pensioni d'oro"... (Giuseppe Crippa)

“La proposta di Fratelli d’Italia è calcolare un tetto, anche per le pensioni in essere, oltre il quale si calcolano i contributi. Se hai versato i contributi, prendi la pensione. Se non li hai versati, la parte che supera il tetto viene tagliata. E con quello che si ricava si potrebbero adeguare le pensioni di invalidità quando non arrivano neanche alla pensione minima. Se questo è incostituzionale e lede diritti acquisiti, cambiamo la Costituzione. Perché mi chiedo, e le chiedo ministro Giovannini, se noi possiamo davvero dichiarare un diritto il fatto che qualcuno in Italia prenda una pensione da 90 mila euro al mese, che non è minimamente figlia dei contributi che ha versato nella propria carriera, a fronte di intere generazioni che una pensione decente non la prenderanno mai e lavoreranno tutta la vita per pagare i privilegi di qualcun altro”. Questo è quanto ha detto alla Camera l’on. Giorgia Meloni al ministro Giovannini nel corso di un “question time” l’8 maggio scorso. Come si può vedere, il buon senso non ha una specifica colorazione politica… ma ovviamente non se ne farà nulla, vero Ministro?